Aurelio Tibaldeschi (1516 – 1585)

Aurelio nacque a Ferentino nel 1516, primogenito del nobiluomo Giulio Cesare, (figlio di S. E. Roberto , vescovo di Civitate), e dalla nobildonna Lorenza del Monte, (figlia di Pierpaolo Ciocchi del Monte di San Savino, e Maria Soggi) fu fratello di Fabrizio , e di Vincenzo governatore di Ferentino (1557).
Frequenta gli studi a Roma, dove la sua nobile famiglia aveva poderi e case.
Tornato a Ferentino ben presto viene insignito del cavalierato di San Giovanni in Gerusalemme (oggi detti di Malta) divenendo così Fra Aurelio (1540). Nel 1544 viene nominato Commendatario della Commenda Melitense di San Leonardo di Sezze, nel 1548 viene nominato Commendatario della Commenda Melitense di San Giacomo di Ferentino. Prima di lui reggeva la suddetta Commenda Fra Ottaviano di Montenero di Perugia, che il 4 novembre 1532 affitta, tramite il suo procuratore Cinzio Filonardi di Bauco (attuale Boville Ernica), a Bernardino di Mastro Alessandro detto Geralico, di Veroli, tutti i beni spettanti alla Chiesa di San Giovanni di Veroli, appartenenti alla Commenda di San Giacomo di Ferentino. Il 30 aprile 1554 venne consacrato vescovo di Ferentino da suo zio papa Giulio III “del Monte”.
Aurelio governò la Chiesa e diocesi di Ferentino per ben 31 anni.
Durante il suo episcopato, ci fu la famosa guerra di Campagna (1556 – 1557), la quale terminò con il concordato di Cave (12 settembre 1557), poco prima, la battaglia di S. Quintino aveva assicurato agli spagnoli il predominio in Europa. É di questo periodo la nomina del fratello, Vincenzo, a Governatore e Capitano a Guerra del popolo di Ferentino, nomina voluta da Marcantonio Colonna, principe e duca di Paliano, Gran Conestabile del Regno di Napoli e, viceré di Sicilia. Tra le condizioni di pace inserite nel trattato di Cave, vi era anche quella della demolizione delle fortificazioni. A Ferentino fu smantellata la fortezza e furono riaperte le porte murate durante la guerra, tra le quali quella che portava alla cattedrale .
Mons. Aurelio Tibaldeschi, che durante la guerra aveva abbandonato l’episcopio per rifugiarsi, probabilmente, in un primo momento, in Giuliano, ed in seguito presso il suo palazzo, situato nei pressi di S. Valentino in Ferentino, ritornò ad abitare nel palazzo vescovile, dopo averlo fatto restaurare dai danni della guerra, facendo inglobare, per l’occasione, anche la parte appartenente al rettorato di Marittima e Campagna, essendo la curia generale del rettore trasferitasi definitivamente in Frosinone, lasciando però nel salone gli antichi dipinti, oggi scomparsi, rappresentanti la serie dei rettori, di questi dipinti e medaglioni che erano posti nel muro del salone del rettore , ne fa menzione Giacomo Bono ,nel suo manoscritto sulla storia di Ferentino narrata ed illustrata. La chiesa di S. Pietro , di Ferentino , che durante la guerra di Campagna era stata usata come arsenale, fu restaurata , in parte , dal medesimo vescovo , trasformandola in oratorio per la Confraternita del Santissimo Sacramento. Mons. Aurelio, nel 1574 fu nominato da papa Gregorio XIII “Boncompagni”, Commissario e Procuratore della Venerata Casa di Loreto e di Ancona, dove si trovò in mezzo ai lavori per la realizzazione della facciata del Santuario di Loreto, iniziati nel 1571, sotto il pontificato si Pio V , da Giovanni Boccalini da Carpi è continuata fa G. B. Ghioldi, fino al compimento , avvenuto nel 1587.
Successivamente fu nominato Prefetto della Consolazione di Roma.
Il 29 settembre del 1576 consacra l’altare maggiore della cattedrale di Ferentino dedicandolo ai Santi : Vittorino, Sabino, Tommaso, ed altri Santi. Questo altare venne, in seguito , demolito nel 1693, a causa delle ristrutturazioni operate dal vescovo Giancarlo Antonelli (1677 – 1694). La formazione dei sacerdoti era molto cara al presule , egli cercava in ogni modo, dati i tempi, di invogliare i giovani chierici al presbiterato. Sebbene non vi fossero seminari, mons. Aurelio stabilì una tassa di scudi due che le varie amministrazioni dei comuni , della diocesi dì Ferentino , dovevano dare a favore dei detti chierici. In S. Lorenzo (attuale Amaseno), durante una sua visita pastorale, avvenuta il 14 gennaio del 1564 mons. Aurelio, ordina l’unione del capitolo di S. Pietro, povero di rendite, con quello di S. Maria. Il 23 maggio 1564, Il presule , fa redigere l’inventariò dei beni della chiesa di S. Maria.
A Ferentino , il 24 giugno del 1564 “dalle mani del vescovo Aurelio Tibaldeschi” i padri Carmelitani prendono il regolare possesso della chiesa e convento di S. Maria degli Angeli da poco costruita nei pressi della vecchia Cona di S. Marco.
Nel 1578 a Ceccano si costruisce la chiesa rurale di S. Maria di Loreto, oggi detta S. Rocco.
La costruzione di questa chiesa potrebbe essere ricollegata ad una maggior devozione verso la Madonna di Loreto che si ebbe in diocesi dopo che il Tibaldeschi, nel 1574, ebbe, da papa Gregorio XIII, l’incarico di agire come Commissario e Procuratore nel Santuario di Loreto. È stato affermato che ” durante l’episcopato di mons. Aurelio Tibaldeschi (1554 – 1585), nipote di Giulio III, visitarono la diocesi di Ferentino numerosi vicari apostolici, che si trattennero nella città fino alla morte del presule”, messa così la notizia può sembrare che in tutto l’episcopato di mons. Aurelio, i visitatori apostolici operarono per controllare l’operato del vescovo , ma non fu così perché i detti visitatori furono presenti in Ferentino dal 1578 al 1585, periodo che coincide con gli ultimi anni di vita del presule. Inoltre la presenza di detti vicari fu soltanto per brevi periodi ed era una prassi pressoché normale dopo il Concilio di Trento e serviva alla S. Sede per rilevare l’osservanza ai decreti tridentini.
Mons. Aurelio Tibaldeschi, anche durante la presenza dei vicari apostolici, mantiene tutta la sua autorità e prestigio nella diocesi, tant’è vero che il vicario apostolico, Pietro Olivieri , venuto in Ferentino da semplice chierico, per ordine del pontefice, ricevette da mons. Aurelio, nella cattedrale di Ferentino, il 19 marzo 1581, i sacri ordini del suddiaconato, diaconato e presbiterato. Di questa sua attività ne troviamo puntuale conferma negli atti della visita pastorale del suo successore , mons. Silvio Galassi.
Mons. Aurelio fu un grande vescovo, antesignano delle riforme tridentine ed i numerosi suoi atti ci dimostrano tutto lo zelo nel trasformare la sua diocesi ai nuovi modi stabiliti dal Concilio di Trento . Dobbiamo far notare anche che spesso i notai, nel rogare i vari atti del vescovo Aurelio o del fratello Vincenzo, al cognome paterno Tibaldeschi aggiungevano anche quello materno del Monte (Tibaldeschi del Monte), questo si è mantenuto fino al figlio di Vincenzo, Giulio Cesare II (1547- 1596), sposato con la nobildonna Giulia Conti di Ancona.
Mons. Aurelio Tibaldeschi si spense, forse a Roma, nel maggio del 1585 e, non avendo avuto figli legittimi nè naturali, l’eredità passo al fratello Vincenzo.
Mons. Aurelio fu tumulato nella cappella gentilizia della famiglia Tibaldeschi, (S. Bonaventura), posta nella chiesa di S. Francesco di Ferentino.

Pietro Filonardi Tibaldeschi

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