SI TE GRATA QVIES ET PRIMAM SOMNVS IN HORAM DELECTAT,
SI TE PVLVIS STREPITVSQUE ROTARVM, SI LAEDIT CAVPONA,
FERENTINVM IRE IVBEBO;
NAM NEQVE DIVITIBVS CONTINGVNT GAVDIA SOLIS …
(Orazio – Epistularum Liber I, 17, vv. 6-9)
SI TE GRATA QVIES ET PRIMAM SOMNVS IN HORAM DELECTAT,
SI TE PVLVIS STREPITVSQUE ROTARVM, SI LAEDIT CAVPONA,
FERENTINVM IRE IVBEBO;
NAM NEQVE DIVITIBVS CONTINGVNT GAVDIA SOLIS …
(Orazio – Epistularum Liber I, 17, vv. 6-9)

Pantàsuma

Il nome deriverebbe da una corruzione popolare del sostantivo latino phantasma = che si mostra, che appare.

La pantàsuma, nella stragrande maggioranza dei casi, è un gigantesco fantoccio alto dai due ai quattro metri, costruito con frasche e carta o stoffa su di una intelaiatura fatta di canna, a metà tra lo spaventapasseri e le maschere in cartapesta di Carnevale.

Che funzioni svolge? Essa deve dapprima sorprendere, spaventare, incutere timore, impressionare piccoli e grandi. Spesso esce d’improvviso, piomba nella piazza affollata per la festa da una stradina buia e secondaria accompagnata da pochi strumenti musicali.

Poi deve divertire, danzare, inchinarsi sugli astanti, provocare, mimare, ammiccare…

Infine, quando la folla è stanca ed eccitata, la pantàsuma deve bruciare. Sono tanti i paesi dove si ha memoria di questo rito e dove ancora si può assistere al suo consumarsi. Un tempo ciò avveniva quasi sempre tra luglio e settembre, al termine dei raccolti e in occasione delle feste patronali, quando la maggior parte dei contadini e dei pastori “si fermava”, sospendeva il lavoro e tornava in paese. Oggi, al contrario, lo si può vedere anche in altri periodi dell’anno e per manifestazioni diverse come ad esempio le sagre.

Il rito incompleto o mutato, comunque, per la folla oggi ha la stessa valenza del passato. Il rogo accompagnato spesso da giuochi pirotecnici montati all’interno della pantàsuma e l’azione purificatrice del fuoco, strappano lo stesso applausi liberatori alla folla.

Moderni antropologi affermano che bruciare la pantàsuma è come distruggere il male. Il fuoco svolge ancora una funzione apotropaica e purificatrice perché il popolo ha sempre bisogno di un capro espiatorio. Con la pantàsuma in fiamme, si allontanano le forze nefaste e gli influssi negativi che la gente avverte intorno a sé e si pensa di esercitare un’azione protettiva sulla comunità locale.

La tradizione del fuoco come elemento rigeneratore della vita si conserva in molti rituali agricoli come: le feste dei falò, che si svolgono in molti paesi annunciando secondo un’antica usanza la fine dell’inverno e il rinnovarsi del ciclo della natura; e i “faunalia“, feste che i pastori e i contadini celebravano all’aperto con l’accensione di fuochi propiziatori in onore dei fauni (divinità dei boschi, che avevano il corpo per metà a forma di uomo e per metà a forma di capro, con due corna che spuntavano sulla fronte).

Ma cos’è e cosa rappresenta la pantàsuma nella nostra città?

È un falò che si accende in prossimità dei crocicchi la sera prima della festa di Sant’Ambrogio Martire, Patrono della nostra città, quando vengono portate in processione le reliquie del Santo.

La foto pubblicata, realizzata dal bravissimo concittadino Ambrogio Pettorini,ritrae il tradizionale rito nel quartiere ‘S. Lucia’.

La tradizione vuole, infatti, che Sant’Ambrogio, mentre i nemici facevano incursione di notte, compì il miracolo di illuminare tutte le mura di Ferentino e Lui, Fantasma, impartiva da cavallo ordini per la difesa.

“Èssugl’è, ariva, ariva! I sèmpru avìva!”

Il senso di appartenenza alla comunità di Ferentino passa anche, anzi soprattutto, attraverso questa cerimonia religiosa che tra le tante è indubbiamente la più toccante.

E quest’anno assumerà una valenza spirituale ancor più significativa: solo PASSIONE senza FISICITÀ, che indubbiamente mancherà.

Sarà auspicabilmente liberatoria, perché dovrà aiutarci ad avere fiducia soprattutto nei tanti operatori della medicina che si stanno prodigando, al limite delle loro possibilità, fisiche ed emotive, nel tentativo di esperire, almeno nel medio periodo, cure efficaci contro il coronavirus, la peste che sta avvelenando la vita dell’intero pianeta.

Ma dovrà anche consigliarci di essere responsabili nei NOSTRI COMPORTAMENTI che dovranno ispirarsi alla rigorosa osservanza di tutte quelle regole che le Autorità, dalle scientifiche alle governative, hanno già emanato o stanno per emanare, nell’INTERESSE GENERALE.

Mentre noi, o dentro casa o dalla finestra o sul terrazzo o sul balcone, saremo liberi e felici di così pregare: >«O inclito Martire e nostro principale Protettore, gloriosissimo Sant’Ambrogio, dal soglio di gloria, ove siedi trionfante, volgi pietoso lo sguardo su di noi, che supplici ci prostriamo ai tuoi piedi. Tu vedi da quanti mali siamo oppressi nell’anima e nel corpo. Muoviti a pietà del nostro misero stato. Purtroppo abbiamo peccato. Ora eccoci pentiti per aver offeso l’infinita bontà di Dio. Ottienici, ti preghiamo, il perdono delle nostre colpe e la santa perseveranza nel bene. Allontana da noi ogni male e liberaci da ogni avversità. O Santo nostro Protettore, soccorrici in questa misera vita e guidaci all’eternità beata del cielo…».
«Ambrogio liberateci… da tutti i malori…, al cielo conduceteci… tra i beati Còri…»
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di Ambrogio Coppotelli – 1 Maggio 2020