Una delle attività che hanno reso ricca e famosa Ferentino nel passato è proprio quella dei "furnaciari" o "canalari" grazie alla
ricchezza di argilla, su tutto il territorio. Le fornaci erano a ridosso del paese e le ultime due andate perse erano
in via G. Marconi subito dopo Collepero andando verso il Cimitero.
Per fortuna, grazie alla famiglia Giorgi, una è rimasta ed è tutt' ora in funzione sulla collina di fronte a Ferentino
nella zona tra Ponte Grande e Chivi.
L' attività produttiva si svolge da aprile ad ottobre e i restanti mesi sono dedicati alle manutenzioni.
La fornace segue ancora i ritmi scanditi dalla presenza o meno del sole essendo indispensabile per asciugare i manufatti che
vengono preparati e posti su un grande spazio "l' ara". Il fatto di lavorare come un tempo richiede l' opera di molte persone.
Si inizia con l' estrarre la "creta" mentre viene liberata "l' ara" pulendola con dei rastrelli rudimentali "gli rtravi". L' argilla
estratta viene esposta al sole ad asciugare, per almeno un giorno, e raffinata battendola bene con "gli passuni", attrezzi di
legno che venivano usati anche per battere il granturco.
Una volta raffinata, l' argilla è pronta per essere sciolta in acqua in apposite fosse costruite intorno all' ara, si lascia decantare
"su fa appusà". Dopo tre o quattro ore si "spossa" con la pala e si rimette a scolare per un tempo che varia dalle dieci alle 20 ore.
Viene impastata dai "banchisti" che compiono le stesse operazioni di una massaia che prepara la pasta. Una volta che l' impasto
è omogeneo e raffinato si può iniziare a produrre i vari tipi di manufatti tegole, canali , mattoni e quanto producibile con questo
materiale. Il prodotto si lascia ad asciugare per quattro o cinque giorni a seconda delle dimensioni e si cominciano a preparare le
fornaci per la cottura. Queste sono composte da due camere sovrapposte in quella superiore vengono stoccati i
manufatti da cuocere ricoperti anche con uno strato di terriccioper non far disperdere il calore in quella inferiore si accende il fuoco
alimentandolo continuamente per ottanta ore. Le prime ventiquattro ore si scaldava con fuoco lento usando grossi tronchi di legno,
le successive dieci ore si aumentava il calore utilizzando legna piccola e infine per circa due giorni il fuoco viene alimentato con fascine.
Terminato il fuoco la fornace si chiude ostruendo la bocca d' alimentazione con malta e mattoni per otto giorni, trascorsi i quali il prodotto
viene sfornato ed è pronto per l' uso.