Ferentino-stemma100.jpgLa storia di Ferentino s’identifica con quella di tanti altri centri della Ciociaria, le cui origini si confondono con la leggenda o la mitologia. Ferentino città ernica, conserva ancora ben visibile la cerchia di mura poligonali pelasgiche, lunga circa due chilometri, che proteggeva la comunità risalente ai secoli VII-IV a. C. è posta su un'altura ben fortificata, in posizione strategica sulla sottostante valle del Sacco, dove scorreva la principale via di transito tra Roma e la Campania, la via Latina (odierna strada statale Casilina); e gli avvenimenti storici di cui fu testimone la città devono essere messi in relazione con la sua posizione adiacente tale strada.  Nel 306 a C., Ferentino, come Alatri e Veroli, ebbe da Roma il privilegio di conservare proprie leggi, possibilità di imparentarsi con i Romani, rimanere nella Confederazione Latina. In epoca imperiale Ferentino fu il centro favorito della nobiltà romana; il facile accesso attraverso la via Latina vi richiamava un gran numero di villeggianti dalla capitale, attirati dal buon clima, dalle belle ville, dalle sorgenti di acqua acidulo-solforosa, dal teatro di 54 metri di diametro che poteva ospitare fino a 3.500 persone. Al tempo degli Imperatori la città era divenuta un luogo cosi accogliente e tranquillo, dove trascorrere periodi di riposo e di svago che il poeta Orazio così scriveva a un suo amico: "Se ami la tranquillità, io ti consiglierei di andare a Ferentino". Ferentino, assieme a Fondi, Terracina e Cisterna, fu tra i primi quattro centri del Lazio a essere evangelizzato. La prima Curia Vescovile fu fondata da papa San Silvestro negli anni compresi tra il 314 e il 335 d.C. Durante le persecuzioni dei Cristiani, questi si trasferirono in un luogo fuori del centro abitato e dove più tardi edificarono una chiesa dedicata a San Pietro, distrutta in seguito dai Longobardi nel 580. Solamente dopo il 600 il Vescovo si stabilisce in città, presso la chiesa di Santa Maria Maggiore dove, nell'anno 824, si volle portare il corpo del Patrono della città, Sant'Ambrogio, martire sotto l'imperatore Diocleziano. In seguito la Sede Vescovile si stabilì definitivamente nel luogo, dove sorgeva il palazzo dei prefetti romani, sull'Acropoli. Con il disfacimento dell'Impero Romano d'Occidente, Ferentino subì le terribili conseguenze delle invasioni barbariche; le campagne furono abbandonate, i commerci si fermarono, le arti e i mestieri trascurati, essendo la popolazione sotto il continuo terrore dell'arrivo delle orde devastatrici. I vicini monti Lepini, ricchi di vegetazione e poco accessibili, divennero la mèta dei cittadini ferentinati fuggiaschi, e nel giro di pochi anni eressero le cittadine fortificate di Patrica, Supino, Morolo, Sgurgola.  Dopo aver fatto parte del Ducato romano, Ferentino passò al potere temporale della Chiesa, insieme con altre città della Campagna e Marittima.  Nel XII secolo seguì un periodo di ricostruzione dell'ordinamento sociale e militare che segnò la conquista della libertà comunale, favorita anche dal prosperare dei grandi monasteri di Casamari, Montecassino, Subiaco, Trisulti, Fossanova, i quali promossero la rinascita della cultura occidentale, la bonifica dei terreni abbandonati, il SMMaggiore100.jpgrilancio dell'agricoltura e delle attività artigianali.  Nel XIII secolo, grazie all'intuito e alla benevolenza di papa Innocenzo III, fu scelta come capoluogo della regione del Lazio meridionale, allora chiamata Campagna e Marittima. Fu spesso residenza di Papi, tra i quali si ricordano Alessandro III, Pasquale II, Eugenio III, Innocenzo III e Onorio III. Nel 1798 fu occupata dalle truppe franco-polacche del generale Berthier. II principe Giuseppe Bonaparte, futuro re di Spagna, nel febbraio del 1806 indirizzò da Ferentino un proclama ai Napoletani. Nel maggio del  1849 soggiornarono a Ferentino Giuseppe Garibaldi e Luciano Manara con i loro soldati, provenienti da Velletri. Fino al 1873 la città fu sede della facoltà di Giurisprudenza, mentre in precedenza aveva avuto una scuola di retorica e di filosofia a livello universitario. Fra i personaggi che diedero lustro alla città, si ricordano i consoli Aulo Irzio, luogotenente di Giulio Cesare, e Marco Lollio; le imperatrici Flavia Domitilla, moglie di Vespasiano, e Cornelia Salonina, moglie di Gallieno; il condottiero Gregorio de Montelongo, legato pontificio presso la Lega Lombarda, che nel 1248 sconfisse l'imperatore Federico II nella battaglia di Parma; Rinaldo Conti, Capitano del Popolo di Ferentino, responsabile con l'emissario del re di Francia, Guglielmo di Nogaret, dello "schiaffo di Anagni" contro papa Bonifacio VIII. Tra gli umanisti si ricordano Martino Filetico, apprezzato per molti anni alle corti degli Sforza e dei Montefeltro; Novidio Fracco, autore di un poema dedicato a papa Paolo III. Tra le opere pre-romane si possono ammirare le poderose mura e l'Acropoli, costruite parte in opera poligonale e parte in "opus quadratum", sulle quali sono aperte dodici porte. Fra queste le più interessanti sono la Porta Maggiore con poderose arcate; la Porta "Pentagonale" a sesto acuto, simile a quelle esistenti ad Arpino e a Tirinto, in Grecia; la Porta "Sanguinaria", la più nota, cosi chiamata perché vi passavano i condannati a morte per raggiungere il sottostante luogo delle esecuzioni. Molto interessanti sono anche le porte di Sant'Agata, San Francesco, Santa Croce e Stupa. L'Acropoli e il Mercato Romano furono costruiti intorno al I secolo a.C. dai censori Aulo Irzio e Marco Lollio.

La parte in basso dell'Acropoli è in opera poligonale, distinta in fondamenta in terra e sopra terra. La parte superiore è, in "opus quadratum", con uso di travertino ferentinate, illuminata da finestre. Sono ancora visibili le iscrizioni che ricordano i realizzatori dell'opera e alcuni particolari tecnici. Da un grande sottopassaggio si accede all'interno dell'Acropoli, dove si può ammirare il locale dove fu tenuto imprigionato Sant'Ambrogio e dove sono conservate una collezione di arte antica e medioevale e il calco dell’iscrizione dedicata ai due Censori. Sul piazzale dell'Acropoli si erge la Cattedrale e il Vescovado. A pochi metri, in via Morosini, si trova l'antico mercato coperto, di epoca romana, formato da una grande aula con cinque arcate di accesso ad altrettanti vani. In travertino ferentinate, la sua ideazione è attribuita a un architetto greco. 

testamento100.jpgIl monumento di Aulio Quintilio Prisco è situato nel luogo, dove anticamente sorgeva il foro, esterno alla città, sulla via Casamari, e dove furono eretti i monumenti agli Imperatori e ai Patroni del Municipio. E' l'unico monumento superstite, ricavato dalla viva roccia della collina, del secolo II d. C. Aulio Quintilio fu uno dei personaggi più in vista, quadrunviro per l'edilizia e la giustizia, quinquennale aggiunto per decreto del Senato Ferentinate. Per la sua munificenza verso la propria città, a favore della quale aveva riscattato i fondi rurali di Ceponiano, Mamiano e Prato, spendendo settantamila sesterzi, - dice il testo del decreto -, il Senato gli fece erigere una statua nel Foro. L'epigrafe incisa nella viva roccia, a forma di edicola, di dimensioni 2,50 x 2,40 metri, riporta le ultime volontà di Aulo Quintilio a favore del suo Municipio. In sintesi nell'iscrizione è detto che il munifico testatore lascia in eredità a Ferentino i suoi beni immobili (casa e terreni) e stabilisce che ogni cinque anni, nel giorno del suo compleanno che ricorreva il 9 maggio una parte delle rendite, sia in denaro sia in natura (vino Melato, Focacce e noci) fosse elargita al popolo; in perpetuo dovevano essere spesi anche trenta sesterzi per il decoroso mantenimento della statua e dei ritratti di Aulo Quintilio.

II Teatro e le Terme di Flavia Domitilla, grandiosi edifici non ancora riportati completamente alla luce; dimostrano l'importanza che Ferentino aveva ai tempi degli imperatori Traiano ed Adriano, sia come centro di residenza sia di vacanza. All'interno del Teatro si svolse il processo che porto alla successiva condanna di Sant'Ambrogio. Le Terme di Flavia Domitilla, moglie dell'imperatore Vespasiano, si trovano nella stessa zona del Teatro, in via Antiche Terme.

La Basilica Cattedrale, sul piazzale dell'Acropoli, è in stile romanico con il rivestimento esterno in conci di travertino. L'interno è a tre navate terminanti ciascuna con un'abside; le tre arcate sono sostenute da pilastri alternati a colonne di granito del IV secolo d. C. Il tempio è dedicato ai giovani romani Giovanni e Paolo, martiri nel II secolo d. C. La chiesa fu fondata da papa Pasquale I. Nel IX secolo subì devastazioni da parte dei Goti e dei Longobardi. Fu riedificata e consacrata Cattedrale sotto il pontificato di Pasquale II nel 1108 ad opera del vescovo Agostino, che per l'occasione vi si trasferì da Santa Maria Maggiore. La Torre campanaria è posta dietro le absidi staccata dalla chiesa. Il suo primo splendore risale all'800, come dimostrato dalla presenza di numerosi elementi architettonici longobardi e carolingi, provenienti dai plutei e da altri monumenti. All'inizio del 1200 la famiglia dei Cosmati tornò ancora nella Cattedrale per le necessarie modifiche ed abbellimenti richiesti da papa Innocenzo III. Gli affreschi e le decorazioni murarie che impreziosiscono le pareti sono del Cisterna. All'interno della sacrestia si possono osservare reperti  archeologici di stile longobardo che facevano parte della precedente chiesa del IX secolo. Fra le opere minori un bel ciborio rinascimentale, simile a quello della chiesa di San Lorenzo in Firenze, opera di Desiderio da Settignano; la statua equestre di Sant’Ambrogio, tutta in argento lavorato e sbalzato, opera dell'orafo romano Fantino Taglietti, che la eseguì nel XVII secolo; il monumento al vescovo Borgia, del Queirolo; due busti argentei dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, del XVI secolo, attribuiti alla scuola di Benvenuto Scellini. Attiguo alla Cattedrale è il Palazzo Vescovile di San Giovanni e Paolo, costruito nel XIII secolo, come sede del Rettore e degli uffici amministrativi della provincia di Campagna e Marittima.

testamento100.jpgLa chiesa di Santa Maria Maggiore è in stile gotico-cistercense, costruita dai monaci seguaci di San Bernardo che nel medioevo diedero una svolta clamorosa a tutta, l'architettura religiosa, improntata agli ideali della regola benedettina. È sicuramente il più caratteristico ed elegante monumento medioevale della città. Presso questa chiesa si fermò due volte papa Eugenio III, appartenente all'Ordine dei Cistercensi, nel 1149 e nel 1151 consacrandovi molti vescovi ed arcivescovi. Anche Alessandro III consacrò vescovo della città il cistercense Rodolfo, proprio nella chiesa molto cara a quest'Ordine Religioso; e sembra che sia stato proprio il vescovo Rodolfo, già abate di Casamari, a dare inizio ai lavori di costruzione della nuova chiesa, quasi sicuramente annessa ad un monastero, tramite un chiostro (nell'attuale area occupata dall'Ospedale Civico). Fino a tutto il XIII secolo rimasero nella chiesa i Cistercensi, mentre nel XIV vi si insediarono i Benedettini, il cui abate veniva nominato dai superiori dell'abbazia di Montecassino. La pianta della chiesa presenta le caratteristiche stilistiche della basilica romana: rettangolare a tre navate. I muri della chiesa sono in travertino ferentinate, perfettamente intagliato e scalpellato. Al centro della facciata un grande rosone con dodici raggi, simbolo dei dodici Apostoli, a sua volta sormontato da un bassorilievo in marmo del Redentore; ai lati, sopra le due porte laterali, due piccoli rosoni a quadrifoglio danno luce all'interno. Anche la facciata posteriore della chiesa è abbellita da un altro grande rosone e da una grande finestra a bifora che illumina la grande abside. All'interno della chiesa le tre navate sono caratterizzate da altissime arcate in puro stile gotico cistercense, mentre il presbiterio presenta quattro altissime colonne a fascio, di bella armoniosità, con capitelli tutti diversi tra loro i quali sorreggono la volta su cui poggia la torre a lanterna. Fra le opere d’arte che adornano il tempio, una Madonna delle Grazie di scuola giottesca; una pala dell'Assunta di Desiderio De Angelis; una statua lignea raffigurante S. Lucia, del XV secolo; l'altare monumentale, che ripete i motivi di quello antico, opera recente di Luigi Morosini; un antico gonfalone della Confraternita dello Spirito Santo. Davanti alla chiesa di Santa Maria Maggiore si trova il Brefotrofio Medioevale.

La chiesa di Santa Lucia è situata nella zona dove, in epoca imperiale romana, si aprivano le grandi sale con pavimenti a mosaico delle famose terme dedicate all'imperatrice Flavia Domitilla, oriunda di Ferentino, moglie di Vespasiano e madre di Tito e Domiziano. La chiesa è catalogata fra le più antiche della città e si divide in due parti. Quella inferiore, la cripta, dedicata al vescovo e martire armeno San Biagio, era il luogo dove agli albori del Cristianesimo i fedeli ferentinati si riunivano in preghiera; due colonne circolari disadorne, sormontate da semplici capitelli quadrangolari, sostengono le piccole volte a crociera. Quella superiore, dedicata a Santa Lucia, martire siracusana, è formata da una navata principale con abside ben visibile nella parte esterna, perché coperta da un tettuccio a coppi e coronata da archetti decorativi. Un'altra navata secondaria, a destra della principale, fu aggiunta in un secondo momento; ha grandi pilastri di sostegno sormontati da ampie arcate a tutto sesto. Nella cripta ci sono i resti della statua di San Biagio ed un affresco raffigurante Sant'Ambrogio. Nella chiesa superiore sono appena visibili affreschi del XIII secolo raffiguranti alcuni Santi; in un grande riquadro a stucco un'altra pittura murale raffigura la Vergine con il Bambino ed in ginocchio i Santi Ambrogio e Biagio.

Torre ed Abside di San Valentino sono quanto rimane dell'antica chiesa romanica, la cui facciata venne abbattuta nel 1844. Dal portale della chiesa inferiore, dedicata ai Santi Filippo e decreto100.jpgGiacomo, sovrastato da tre archi concentrici ed inquadrato fra due monofore, si eleva una poderosa abside, poggiante su mensole finemente lavorate ed in gran parte pensili. Per la sua arditezza e raffinatezza di costruzione, viene considerata come uno dei capolavori delle pur brave maestranze locali, che facevano capo alle tante botteghe di arti e mestieri del medioevo. Il Campanile, opera di costruttori laziali dell'epoca, è in stile gotico e si ispira a quello della chiesa Cattedrale. La chiesa di San Valentino, insieme a quella di San Francesco, figurava nell'elenco dei beni dell'abbazia di Montecassino, riportate per questo sulla porta di bronzo della grande Basilica, fatta fondere a Costantinopoli.

 La chiesa ed il Campanile di San Francesco sono di epoca medioevale in stile romanico. Appartenne ai monaci benedettini di Montecassino fino al 1256, quando la cedettero ai Frati Minori Francescani con tutti i loro beni. I Francescani la riedificarono nella forma attuale e la dedicarono al loro Santo Fondatore, mentre prima era stata consacrata ai Santi Sebastiano e Fabiano. La facciata presenta un bel rosone decorato da eleganti colonnine tortili e lisce, disposte a raggiera in un'ampia cornice di archi concentrici semplici e perlinati, i quali nell'insieme disegnano un raffinato ricamo di pietra. Originariamente l'ingresso al tempio era costituito da un portale a forma di grande bifora, come quello della Basilica d'Assisi, i cui resti sono conservati all'interno dell'antico mercato romano nei pressi dell'Acropoli; anche i pannelli del festone sopra il portale raffiguranti i simboli degli Evangelisti, sono stati collocati nell'attiguo museo civico. L'interno è a una sola navata con copertura a volta, sorretta da barconi a sesto acuto; le cappelle laterali sono dedicate a Sant'Antonio di Padova e a San Francesco. Il quadro sull'altare maggiore raffigura la Madonna con ai lati San Francesco Saverio e Sant'Ignazio. Annesso alla chiesa un grande edificio che per secoli ha ospitato il convento francescano, sulla cui facciata si nota un’iscrizione votiva incisa su lastra di pietra dedicata a San Sebastiano, del 1448, e lo stemma della città con I' emblema del giglio. Il campanile è opera pregevole di maestranze locali e risale alla stessa epoca in cui venne costruita la chiesa.

Chiesa e Palazzo di Santa Maria dei Cavalieri Gaudenti - Palazzo di Innocenza III

La chiesa, che occupa l'area di un tempio pagano, risale al XII secolo ed è costruita su un bastione in opera poligonale. Vi si accede da un’imponente scalea. Secondo alcuni storici apparteneva all'ordine Florense; i vicini palazzi, denominati dei Cavalieri Gaudenti e di Innocenzo III, appartennero alla famiglia De Montelongo, imparentata con il grande pontefice, il quale spesso vi si recava per trascorrervi periodi di riposo. Il Palazzo dei Cavalieri Gaudenti è costituito da un lungo porticato a cinque arcate a sesto acuto, ora murate, di cui una fa angolo con la piazza della vicina chiesa ed è alleggerito, al primo piano, da quattro bifore in buono stato di conservazione. Il Palazzo di Innocenzo III, vicino al precedente, ha un'ampia entrata con arco a sesto acuto, che immette in un atrio e quindi in un piccolo cortile; anch'esso risale al XIII secolo.

Palazzo Consolare - Piazza Mazzini

ColonnaTraiano100.jpgIl Palazzo dei Consoli, tipica costruzione del XII secolo, con una splendida loggia a bifore e la torre guelfa con la campana (scorona) che annunciava la cessazione delle attività lavorative al termine della giornata. Integro il Bargello (carcere) delle donne, mentre quello degli uomini è stato distrutto nel corso dell'ultimo restauro. Nell'antistante Piazza Mazzini, nel cuore della città, il cui nome medievale era "piazza grande", sono sistemati alcuni reperti archeologici. La base onoraria di Aulo Quintilio, su cui poggiava la statua di questo Patrono della città, fatta erigere dal Senato locale nel I-II secolo d. C., posta nel Foro e su cui si legge: "Ad Aulio Quintilio Prisco, figlio di Aulo della tribù Palatina, quatuorviro di Edilizia Potestà, Quatuorviro per amministrare la giustizia... Pontefice, Prefetto dei Fabbri, Patrono del Municipio...". La colonna miliare di Traiano, a forma di cono tronco, ritrovata nel territorio di Ferentino, fatta collocare dall'imperatore nel 114 d.C. lungo la via Latina in direzione dell'antica Frusino (Frosinone), distante da Ferentino 7 miglia; la base onoraria di Anicio Pera, risalente al l-ll secolo d.C., sulla quale era collocata una statua in onore di questo benemerito patrono della città; ritrovata nel 1844 nel luogo dove sorgeva il Foro Esterno della città.  Nel Museo civico, situato in uno degli ampi corridoi dell'ex convento dei Francescani, si trovano alcune basi onorarie di epoca romana.

Chiesa e Monastero di Sant'Antonio Abate

Distante dal centro storico di Ferentino circa tre chilometri. Questo edificio, già appartenente all'ordine dei frati di Sant'Antonio, fu donato a Pietro da Morrone nel 1272. Il futuro papa del "gran rifiuto", Celestino V, dopo la sua abdicazione venne tenuto rinchiuso nella vicina rocca di Fumone, dove rimase fino alla morte. Le sue spoglie vennero tumulate in questo monastero fino a quando, nel 1327, i suoi concittadini non le trafugarono per trasportarle nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila. Nella chiesa di Sant'Antonio, il cui interno è a una sola navata, si trova ancora la pietra tombale del sepolcro di Celestino V; in una delle sei cappelle laterali è murata una lapide onoraria del 1400, dedicata alla famiglia dell'illustre umanista Martino Filetico.