Domenico Prò (1817-1875)


Domenico Prò, cantore, cantante (Ferentino 27 gennaio 1817 – Roma post 1875). Nacque a Ferentino da Francesco e Pasqua Massari. Nulla di preciso si conosce dei primi studi di questo cantore e cantante basso, divenuto noto tra i colleghi col nomignolo di Bemolle — probabilmente perché dotato di una voce grave e scura — sebbene si possa ipotizzare che abbia appreso i rudimenti del canto frequentando una delle chiese ferentinati, forse la stessa cattedrale. Trasferitosi a Roma e ammesso tra i cantori della Cappella Giulia in San Pietro in Vaticano, si perfezionò nel canto con il maestro direttore della cappella, Valentino Fioravanti, operista e compositore di musica sacra. Come allievo del Fioravanti il 12 e il 13 giugno 1835 cantò nel coro — «per far prattica, senza compenso veruno» — allestito in Sant’Antonio dei Portoghesi per il servizio liturgico nella festa del santo titolare. Poco dopo, il 27 agosto 1835, già accademico filarmonico di Roma e cantore della Basilica Vaticana, venne ammesso come basso cantante apprendista nella Congregazione e Accademia di Santa Cecilia; nella capitale abitava in vicolo del Malpasso 11. In realtà il maestro Fioravanti, che lo seguiva e lo aveva presentato alla Congregazione, si auspicava che, dopo l’esame, al cantore suo allievo fosse concessa direttamente la patente di professore; tuttavia i guardiani non gliela accordarono, perché il Prò risultò non ancora idoneo e bisognevole di ulteriore perfezionamento. Sulla decisione pesò molto anche il diniego che, la sera stessa dell’esame, Domenico Prò oppose al maestro della Chiesa della Rotonda, dal quale aveva ricevuto un invito a concertare. Dedicatosi per tutta la vita alla musica sacra — tant’è che ancora nel 1870 risultava in servizio tra i bassi della vaticana Cappella Giulia — non tralasciò di calcare le scene dei teatri in opere melodrammatiche, per lo più in ruoli da comprimario. Il 21 luglio 1837 Domenico Prò cantò tra i bassi del coro di 70 voci nella Beatrice di Tenda di Vincenzo Bellini, allestita dall’Accademia Filarmonica Romana. Nella chiesa di San Carlo ai Catinari, il 24 agosto 1837, prese parte all’ufficio funebre celebrato dalla Congregazione e Accademia di Santa Cecilia, in suffragio delle anime dei maestri Zingarelli e Fioravanti. La prima apparizione come solista del basso Prò in un’opera lirica di cui si serbi memoria, risale al 20 dicembre 1837, quando al Teatro Apollo di Roma, per l’Accademia Filarmonica Romana, sotto la direzione di Luigi Orsini, interpretò Gualtiero (e Melchtal) in quella che Prinzivalli giudicò «una magnifica esecuzione» del Guglielmo Tell di Rossini, insieme a Giovanni Battista Ciabatta, Maddalena Orsini, Elisabetta Pelliccia e al diciassettenne celebre tenore debuttante Enrico Tamberlick. Non si trattò di una rappresentazione integrale dell’opera rossiniana, giacché la Filarmonica romana eseguì soltanto una scelta di pezzi, in beneficenza per gli orfani delle vittime del colera che aveva colpito Roma nell’estate del 1837. Per la stagione carnevalesca 1838, Domenico Prò, in scena al Teatro del Pavone di Perugia nella tragedia lirica Marino Faliero di Gaetano Donizetti, ricoprì il ruolo del protagonista doge di Venezia. L’anno successivo, 1839, ancora per il carnevale, al Teatro di Terni in I Capuleti ed i Montecchi di Vincenzo Bellini, cantò nel ruolo di Capellio Capuleti, padre di Giulietta. Un recensore che si firmò soltanto L.S.N., nella rivista «Teatri, arte e letteratura» di Bologna (28 febbraio 1839), ci fornisce un giudizio lusinghiero della performance del cantante ferentinate: «Né meno è venuto in fama il signor Domenico Prò basso cantante, per la robustezza della sua voce accompagnata dalla nobiltà del portamento». Sempre a Terni, in quella stessa stagione, dovrebbe anche aver cantato nel Belisario di Gaetano Donizetti, forse nel ruolo di Giustiniano. Il 12 dicembre 1840 a Roma, nuovamente per l’Accademia Filarmonica, si esibì tra i 34 bassi del coro costituito da più di 80 voci e allestito per La vestale di Saverio Mercadante. Nel corso dell’anno 1842 Domenico Prò fu molto presente sulla ribalta del Teatro Valle di Roma, tanto nella stagione di carnevale, quanto in quella autunnale. Dapprima l’11 gennaio interpretò Corrado de’ Viscardi, il fratello della protagonista, nell’Amalia di Salvatore Capocci. Poi il successivo 29 gennaio, nel dramma semiserio Bianca Cappello di Antonio Buzzi, cantò come Arrigo, capitano delle guardie ducali. In autunno, infine, il 10 settembre, sostenne la parte di Giffredo, capitano d’avventurieri, nel Corrado di Altamura di Federico Ricci. Per la stagione di autunno del 1843 venne scritturato in parti secondarie dall’impresa di Vincenzo Jacovacci, la quale allestì nei Teatri Alibert e Valle le opere Fidanzata corsa e Saffo del Pacini, e inoltre il Barbiere di Siviglia di Rossini. Nell’Oratorio di San Filippo Neri in San Girolamo della Carità, 1’8 dicembre 1843, cantò in Giuditta figura profetica di Maria Santissima, componimento sacro del maestro Pietro Ravalli. Per la stagione di carnevale 1844 fu scritturato come basso comprimario dalla compagnia Tessari, che al Teatro Valle mise in scena il Don Pasquale e Il furioso nell’isola di San Domingo di Donizetti, Columela di Vincenzo Fioravanti e La pazza per amore di Pietro Antonio Coppola. Lo stesso anno venne ingaggiato come secondo basso nella compagnia che al Valle, per la stagione di primavera, rappresentò la Sonnambula di Bellini, la Lucia di Lammermoor, Roberto Devereux e l’Anna Bolena di Donizetti. Su richiesta del maestro Giovanni Aldega, il 21 dicembre 1844, il Prò fu trasferito nella classe dei professori cantanti per la voce di basso della Congregazione e Accademia di Santa Cecilia. L’Aldega, che ricopriva la carica di guardiano presidente della Congregazione, così motivò il passaggio di ruolo: «Conoscendo il sottoscritto i progressi fatti dal Sig. Domenico Prò, cantore dell’insigne Cappella Giulia in S. Pietro in Vaticano, nella cognizione della musica, in ispecie in quella parte che risguarda il canto». Il 9 gennaio 1846, al Teatro Valle, interpretò Ortensio in La figlia del reggimento di Donizetti. Cambiando del tutto genere, nella quaresima seguente cantò in cinque concerti pubblici di musica sacra, organizzati nel Collegio Inglese da Pietro Ravalli, organista in Sant’Antonio dei Portoghesi: la maggior parte dei pezzi erano a sole voci e, oltre al Prò, interpreti furono Luisa Ricci, Imerio Salpellini, Pio Anesi, Pietro Caldani, Antonio Lanzi, Benedetto Laura e Pacifico Riccardi, assieme a 20 coristi. Nel 1848 prestò alcuni servizi musicali nelle cappelle delle chiese di Sant’Omobono, di San Tommaso ai Cenci e di San Vincenzo alla Regola. L’11 febbraio 1849, nella basilica di San Pietro in Vaticano, partecipò al Te Deum per la proclamazione della Repubblica Romana, dopo che si era inutilmente adoperato per convincere pure i cantori pontifici a prendervi parte. Per la stagione di carnevale del Teatro Valle, il 26 dicembre 1849, cantò (Alberto amico e complice d’Isidoro) nell’opera I falsi monetari di Lauro Rossi. Al Teatro Argentina, nel carnevale 1851 , interpretò il giardiniere Battistone in un equivoco musicato da Mariano Neri. Nella stagione di carnevale 1854-1855, fu scritturato per il Teatro Capranica come basso generico in una compagnia con Achille Errani, Giovanni Zucchini e Carolina Croce. Nel 1855 abitava in via Monserrato n. 109. Cantò in uno dei tre cori (complessivamente 406 esecutori), quello diretto da Domenico Mustafà, che in occasione del diciottesimo centenario della morte di san Pietro, il 27 giugno 1867, eseguirono nella Basilica Vaticana il mottetto Tu es Petrus composto dallo stesso Mustafà. Ancora in servizio come cantore della Cappella Giulia nel 1870 Domenico Prò, alcuni anni dopo, è annoverato tra i professori cantanti residenti nell’elenco dei soci di merito della Reale Accademia di Santa Cecilia, pubblicato il 18 settembre 1875. Dopo questa data non si hanno più notizie certe di lui.

 
 
Riccardo Cataldi da “I Musicisti della Provincia di Frosinone nella Storia – dal Medioevo al XX secolo
 
 

FONTI E BIBLIOGRAFIA
Ferentino, Archivio della cattedrale dei Santi Giovanni e Paolo, Libro dei battesimi 1811-1832, c. 44r, Roma, Archivio storico dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Archivio preunitario, Carteggio, Categoria 111, Stato nominativo generale, nn. 2424 e 3730 — Alloro-Mussetto 2008, pp. 87, 166; Almanacco romano 1855, p. 282; «Il Bazar», a. IV, n. 24, sabato 23 marzo 1844, p. 96; Cametti 1924, pp. 73-77, 89; Catalogo 1845, pp. 93, 117, 118; «Diario di Roma del 28 ottobre 1835», p. 5; «La fama del 1854», a. 13, n. 103, lunedì 25 dicembre 1854, p. 411; «Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia», a. 1875, sabato 18 settembre, n. 218, p. 6177; Giazotto 1970, Il, p. 31; Grempler 2012, pp. 395-397, 399-401, 409, 417, 422-423; KantnerPachovsky 1998, pp. 227, 266; I/Mercurio di Roma 1843, p. 260; «Il pirata», a. VIII, n. 13, venerdì 12 agosto 1842, p. 51; a. IX, n. 3, martedì 11 luglio 1843, p. 12; a. IX, n. 79, martedì 2 aprile
1844, p. 315; Prinzivalli 1888, pp. 30-31; Radiciotti 1905, pp. 183-184, 244-247, 249; Rostirolla 2005, pp. 317, 331-332, 344, 346; «Teatri, arti e letteratura», a. 16, vol. 30, n. 783, 28 febbraio 1839, p. 206.