Il
Collegio dei Cardinali, dopo una vacanza di oltre due anni della Sede
Pontificia, il 5 luglio 1294 elesse Papa l'eremita Pietro del Morrone. Questi
era un monaco benedettino, che viveva fra i monti del Molise dedito alla vita
contemplativa e alla preghiera ed era ritenuto dal popolo come santo. Accettò
la nomina solo per obbedienza, ma con estrema riluttanza e si fece incoronare a
L'Aquila con il nome di Celestino V. Non aduso alla vita politica e al governo
temporale della Chiesa ed anche per evitare di essere circuito da Carlo II
d'Angiò e dagli stessi cardinali per loro interessi personali e ai danni della
Chiesa, dopo aver fatto approvare dal Concistoro la bolla che prevedeva
l'abdicazione di un Papa per gravi motivi, il 13 dicembre dello stesso
anno
si dimise. Per questo motivo Dante lo avrebbe accusato come "colui che per
viltade fece il gran rifiuto" (Inferno, Canto III, 59-60), ma non tutti
gli storici sono di questo parere. Celestino V voleva solo e per sempre
ritornare alla solitudine dei monti della Maiella e continuare la vita di
anacoreta. Il nuovo Papa, Bonifacio VIII, però, per timore di uno scisma, lo
costrinse a vivere con lui nei palazzi pontifici o in luoghi da lui
sorvegliati. Il Santo eremita tentò allora la fuga e cercò di rifugiarsi fra i
monti della Yugoslavia (o della Grecia), dopo aver trattato il trasbordo con un
marinaio di Rodi Garganico. Si narra che ogni qualvolta si apprestava, insieme
ad altri due confratelli a partire, il mare diventava agitato, costringendo i fuggiaschi
a rientrare in porto. Nell'ultimo tentativo, dopo essersi allontanato per circa
15 miglia, il natante, sorpreso da una improvvisa mareggiata, fu sospinto sulla
costa di Vieste. I marinai, impressionati da questo continuo mutar del tempo,
lo abbandonarono probabilmente
sulla
spiaggia di Scialmarino. Pietro Celestino (come successivamente venne chiamato
il Papa dimissionario) forse fu ospite per nove giorni presso la grancia
benedettina di Càlema. Qui venne a prelevarlo, in nome di Bonifacio VIII e di
Carlo II d'Angiò, il governatore di Vieste. Fu condotto in Vieste su un umile
asinello, preceduto dalle grida festose dei ragazzi e accolto dal vescovo
Angelo fra le entusiastiche acclamazioni della popolazione. Fu trattenuto con
riguardo, venerazione e onore e, si vuole che durante il suo soggiorno, operò
diversi miracoli. Il 16 maggio vennero in Vieste Rodolfo, patriarca di
Gerusalemme, Ludovico d'Alvernia, priore della Santa Milizia, Guglielmo di
Villareto, priore di Provenza, il contestabile del Regno Guglielmo d'Estendard,
il cavaliere Pietro da Cremona ed altri prelati e nobili signori che lo
accompagnarono ad Anagni, dopo esser passati per Monte S. Angelo, Foggia,
Benevento e Capua. Morì nel Castel Fumone, presso Ferentino, il 19 maggio 1296.