fascio100.jpgAl principio dell'anno nuovo il consolato passò nelle mani di Aulo Irzio e Vibio Pansa, designati da Cesare a succedere ad Antonio e Dolabella. Sebbene cesariani, i nuovi consoli non approvavano l'opera di Antonio e stavano dalla parte della legalità  che per essi era rappresentata dal Senato. Ad Ottaviano, che arbitrariamente teneva in piedi un esercito, fu conferita l'autorità pretoria e venne concesso il diritto di sedere in Senato e di chiedere il consolato all'età di trentatre anni. Cicerone voleva che Antonio fosse dichiarato nemico della patria, ma il Senato si limitò a mandare ad Antonio una commissione per invitare a levar l'assedio da Modena, a non ostacolare i nuovi consoli, ripassare il Rubicone e mettere il campo a duecentomila passi da Roma. Anziché obbedire, Antonio chiese che gli si desse per cinque anni il governo della Gallia Transalpina con sei legioni, che fossero ratificate le sue leggi e fosse fatta una distribuzione di terre ai suoi soldati.

Il Senato rifiutò le condizioni, ruppe le trattative, diede ordine ai consoli e ad Ottaviano di ridurre con le armi all'obbedienza Antonio e, dietro consiglio di Cicerone, furono annullate le leggi di Antonio e venne dato l'incarico a Vibio Pansa di fare uno discernimento gli atti autentici di Cesare dagli apocrifi. Ai soldati di Antonio venne promesso il perdono purché abbandonassero l'ex console non più tardi del 15 marzo.

I fautori di Antonio che si trovavano a Roma tentarono di scongiurare la guerra inducendo il Senato a mandare una nuova deputazione, della quale ottennero facesse parte Cicerone. Essi speravano di poter rialzare le sorti di Antonio allontanando dalla metropoli l'oratore e forse cercavano di poterlo far cadere nelle mani dell'implacabile nemico; ma Cicerone declinò l'incarico e, convinto il Senato che la ripresa delle trattative avrebbe dato tempo ad Antonio d'impossessarsi di Modena, ottenne che la commissione non partisse.

La posizione del Senato e dei conservatori pareva abbastanza forte. Nella provincia d'Africa Quinto Cornificio si era schierato dalla parte del Senato, rifiutando di cedere il governo a Caio Calvinio Sabino, creatura di Antonio. Lucio Munazio Planco e Asinio Pollione, cesariani, che avevano il governo della Transalpina e della Spagna Citeriore, s'erano mesi anch'essi dalla parte del Senato e a Massilia s'era ridotto Sesto Pompeo col quale pendevano trattative. In Oriente, Marco Bruto s'era impadronito della Macedonia, raccogliendo i resti dell'esercito destinato contro i Parti e facendosi consegnare marcantonio100.jpgda Quinto Ortensio le milizie. Anche le truppe dell'Illiria gli erano state consegnate dal governatore di quella regione e Cajo Antonio, abbandonato ad Apollonia dalle sue coorti, s'era arreso: il Senato, lieto di questi avvenimenti, aveva assegnato il governo della Macedonia, dell'Illiria e della Grecia a Bruto, il quale aveva raccolto considerevole materiale bellico, s'era guadagnato il titolo di imperatore per una spedizione contro i barbari del nord e aveva coniato monete con la propria effige e la data dell'uccisione di Cesare. In Asia, Dolabella s'era impadronito della provincia di questo nome occupando Smirne di sorpresa e facendo trucidare il governatore Cajo Tribonio, per la qual cosa il Senato lo aveva dichiarato nemico della patria; ma Cassio, con l'aiuto di Lucio Staio Murco e di Quinto Masio Crispo, governatori della Siria e della Bitinia era venuto in possesso di queste regioni e di quattro legioni che Aulo Allieno, legato di Dolabella, conduceva dall'Egitto.

In Italia sebbene molti Municipi si fossero schierati in favore del Senato, la posizione dei conservatori non era molto forte. Le casse della repubblica erano state vuotate da Antonio e le truppe di cui i due consoli disponevano ed Ottaviano non erano così numerose ed agguerrite da poter facilmente avere il sopravvento su Antonio.

Questi occupava con le sue milizie Reggio e Bononia e teneva stretto Decimo Bruto a Modena. Fra le sue truppe era la V Legione, famosa per valore; altre due ne aspettava dal pretore P. Ventidio Basso che dal Sud avanzava verso la via Emilia per congiungersi con l'ex console.

Se questa congiunzione fosse avvenuta la posizione di Antonio si sarebbe fatta fortissima. Le truppe avversarie erano comandate da Ottaviano, che disponeva di due legioni di veterani e da Aulo Irzio che aveva la Legione Marzia e la IV, ribellatasi ad Antonio; Vibio Pansa, che faceva leve, non era ancora entrato in campo.

Per impedire che Ventidio si congiungesse ad Antonio, Ottaviano s'accampò nelle vicinanze del Foro Cornelio (Imola) e Aulo Irzio assalì Claterna e dopo breve lotta se ne impadronì, costringendo Antonio a lasciare Bonomia e Ventidio ad andare nel Piceno.

Malgrado il favorevole  inizio delle operazioni, Irzio ed Ottaviano non osavano impegnarsi con Antonio in una battaglia decisiva ed aspettavano i soccorsi di Vibio Pansa. Questi partì da Roma con quattro legioni sulla fine di marzo. Avuta notizia del suo arrivo, Aulo Irzio gli mandò incontro la Legione Marzia.

Antonio, informato, delle mosse del nemico, ritenne di averne ragione con un attacco a sorpresa. Con due legioni e parte della cavalleria si pose in agguato a Foro dei galli (Castelfranco) per cui doveva passare l'esercito di Vibio Pansa. Mentre egli assaliva queste truppe, il fratello Lucio doveva dar battaglia ad Irzio e Ottaviano per impedire ad essi di accorrere in soccorso di Pansa.

Il 15 aprile ebbe luogo la battaglia. Vibio avrebbe preferito, data la situazione sfavorevole in cui si trovava, di non impegnarsi in campo aperto, ma la Legione Marzia mostrò molta voglia di battersi e il console allora, lasciate due legioni nell'accampamento con le altre due si unì alla Marzia e marciò contro Antonio.

La lotta, ingaggiata con ardore da ambo le parti, ben presto cominciò a prendere piega favorevole per le milizie antoniane e poiché la loro cavalleria minacciava di aggirare il nemico, Pansa fu costretto a ripiegare verso gli accampamenti, dinanzi ai quali la battaglia si riaccese più furiosa. Le truppe consolari ebbero la peggio e Vibio, ferito gravemente, venne trasportato a Bononia, dove poco tempo dopo moriva.

 A soccorrere il collega, mentre Ottaviano teneva testa a Lucio, mosse Aulo Irzio con due legioni, le quali, assalito Marco Antonio, gli inflissero una sanguinosa sconfitta e gli tolsero sessanta insegne e due aquile.

Ma questa non fu una vittoria decisiva, né valse a liberare Decimo Bruto dall'assedio. Antonio, aspettando di aver per fame Modena e di essere rinforzato dal pretore Ventidio Basso, si teneva sulla difensiva, limitandosi a tormentare il nemico con quotidiane azioni di cavalleria.

Però Irzio, valoroso capitano cresciuto alla scuola di Cesare, riuscì a trarre fuori dal campo l'esercito di Antonio, che il 27 di aprile venne a battaglia con le truppe del console e di Ottaviano e, avuta la peggio, caesare100.jpgcercò riparo entro le difese del campo. Ma queste non furono sufficienti a trattenere l'impeto dei vincitori. Negli alloggiamenti si combatte furiosamente e fu merito della V Legione se la rotta degli antoniani non ebbe proporzioni maggiori. Essa infatti infranse l'urto della Legione Marzia e l'annientò uccidendo Aulo Irzio presso la tenda di Antonio e costringendo il nemico ad abbandonare il campo.

 

Aulo Irzio e Cesare

I Commentarii de bello gallico constano di scritti in sette libri, ai quali se ne deve aggiungere un ottavo scritto dal luogotenente di Cesare, Aulo Irzio. L’opera non contiene solo la narrazione dei lunghi anni della guerra gallica, ma è anche ricca di vivaci digressioni etnografiche sui popoli combattuti e di descrizioni geografiche della loro terra.

L’appendice Bellum Alexandrinum, sulla guerra alessandrina, è forse anch’essa di Aulo Irzio – come l’ottavo libro del De bello gallico.