Villa Tani


Il capostipite della famiglia Tani era un certo Tano da Volterra nominato Castellano di Fumone alcuni anni prima dell’elezione di Celestino V al soglio pontificio. Non risulta altro nome fino al 1315, anno in cui appare Castellano Nicola Amatore. Nel 1560 con Giovanni Battista, i Tani si stabilirono a Ferentino dove in quegli anni era rettore della Provincia il Cardinale Francesco Gonzaga. I Tani avevano, inoltre, un patrimonio principesco con grandi possedimenti a Fumone, Alatri, Anagni, Roma ed altre zone limitrofe. Circa la loro Villa, alla quale è annessa la Cappella Palatina dedicata ai SS. Giovanni Battista e Filippo Neri, consacrata nel 1607, si legge la seguente iscrizione:
Sacellum hoc
Divo Io Bapte anno 1615
Marcus Antonius Dicavit
Hieronimus Tanus pronepos
Devotioni inaerens hoc
ornata divo Io Bapte et Philpo Nerio Dicat.

I monsignori Marcantonio e Livio erano intimi del Cardinale Camillo Borghese, divenuto Pontefice con il nome di Paolo V (1605-1621), presso il quale ricoprivano importanti cariche proprio negli anni in cui in Vaticano lavorarono alla facciata di San Pietro, al colonnato della piazza e della Scala Regia sia il Maderno che il Bernini. Nella Villa si possono riscontrare – in particolare nella Cappella e nello scalone d’onore – l’influenza dei maestri romani dell’epoca. Era presente, inoltre, una pinacoteca e diverse statue, oltre a preziosi mobili. La sala del trono, così chiamata per il ricevimento di Papi e Sovrani, aveva un arredamento regale con poltrone barocche, consolle e tavoli ugualmente preziosi. Le sale, tutte tappezzate in seta, prendevano il nome dal colore della tappezzeria. In questa Villa si pensa si siano fermati Paolo V Borghese, i Re di Napoli Ferdinando II e Ferdinando IV e forse anche San Luigi Gonzaga e San Filippo Neri. Estintasi la famiglia, la Marchesa Virginia la cedette all’Ente Orfani figli dei Postetelegrafonici, che vi istituì il Convitto Nazionale Femminile Costanzo Ciano. Con la trasformazione della Villa in Convitto, venne issata una parete per creare il refettorio. Durante la guerra questo importante patrimonio storico-artistico non venne tutelato e tanti oggetti andarono perduti. Nel 1870, dalla facciata della Villa, venne rimosso il grande stemma ufficiale in marmo del casato, sormontato dalle chiavi decussate e dal triregno della Sede Apostolica e deposto ai piedi dello scalone. Nel partito di destra c’era lo stemma Tani con un leone rampante color d’oro, attraversato diagonalmente da una banda rossa con tre borse color d’oro, il tutto in campo azzurro. Nel partito di sinistra l’arma Borghesiana con il grifone in basso e l’aquila in alto.

Stemma Cardinalizio

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Villa Tani 41.702749, 13.256700 Il capostipite della famiglia Tani era un certo Tano da Volterra nominato Castellano di Fumone alcuni anni prima dell\'elezione di Celestino V al soglio pontificio. Non risulta altro nome fino al 1315, anno in cui appare Castellano Nicola Amatore. Nel 1560 con Giovanni Battista, i Tani si stabilirono a Ferentino dove in quegli anni era rettore della Provincia il Cardinale Francesco Gonzaga. I Tani avevano, inoltre, un patrimonio principesco con grandi possedimenti a Fumone, Alatri, Anagni, Roma ed altre zone limitrofe. Circa la loro Villa, alla quale è annessa la Cappella Palatina dedicata ai SS. Giovanni Battista e Filippo Neri, consacrata nel 1607, si legge la seguente iscrizione: Sacellum hoc Divo Io Bapte anno 1615 Marcus Antonius Dicavit Hieronimus Tanus pronepos Devotioni inaerens hoc ornata divo Io Bapte et Philpo Nerio Dicat. I monsignori Marcantonio e Livio erano intimi del Cardinale Camillo Borghese, divenuto Pontefice con il nome di Paolo V (1605-1621), presso il quale ricoprivano importanti cariche proprio negli anni in cui in Vaticano lavorarono alla facciata di San Pietro, al colonnato della piazza e della Scala Regia sia il Maderno che il Bernini. Nella Villa si possono riscontrare – in particolare nella Cappella e nello scalone d\'onore – l\'influenza dei maestri romani dell\'epoca. Era presente, inoltre, una pinacoteca e diverse statue, oltre a preziosi mobili. La sala del trono, così chiamata per il ricevimento di Papi e Sovrani, aveva un arredamento regale con poltrone barocche, consolle e tavoli ugualmente preziosi. Le sale, tutte tappezzate in seta, prendevano il nome dal colore della tappezzeria. In questa Villa si pensa si siano fermati Paolo V Borghese, i Re di Napoli Ferdinando II e Ferdinando IV e forse anche San Luigi Gonzaga e San Filippo Neri. Estintasi la famiglia, la Marchesa Virginia la cedette all\'Ente Orfani figli dei Postetelegrafonici, che vi istituì il Convitto Nazionale Femminile Costanzo Ciano. Con la trasformazione della Villa in Convitto, venne issata una parete per creare il refettorio. Durante la guerra questo importante patrimonio storico-artistico non venne tutelato e tanti oggetti andarono perduti. Nel 1870, dalla facciata della Villa, venne rimosso il grande stemma ufficiale in marmo del casato, sormontato dalle chiavi decussate e dal triregno della Sede Apostolica e deposto ai piedi dello scalone. Nel partito di destra c\'era lo stemma Tani con un leone rampante color d\'oro, attraversato diagonalmente da una banda rossa con tre borse color d\'oro, il tutto in campo azzurro. Nel partito di sinistra l\'arma Borghesiana con il grifone in basso e l\'aquila in alto.