Palazzo Vescovile


Palazzo Vescovile

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Palazzo Vescovile 41.693165, 13.255952 L\'edificio sorge a filo delle mura romane. Varie vicissitudini hanno alterato l\'aspetto di quello che deve essere considerato uno degli esempi più interessanti dell\'edilizia duecentesca ferentinate. Tale necessità è dovuta all\'importanza delle funzioni che il Palazzo assunse fin dai primi anni del XIII secolo, ossia quando divenne sede – oltre che dell\'autorità religiosa cittadina – anche della Curia del Rettore della Provincia di Campagna e Marittima, la cui principale funzione era quella di assicurare alla chiesa un controllo costante ed assiduo sui vari centri della Provincia. L\'ala meridionale dell\'edificio venne ristrutturata all\'interno nel corso del XVII secolo, tuttavia la parete esterna, al di sotto dell\'intonaco, mostra ancora tracce di muratura originaria, realizzata a filari di blocchetti in pietra tartara1. Le uniche testimonianze dell\'originaria costruzione si rinvengono nell\'ala nord-occidentale del Palazzo e sono costituite da residui di strutture duecentesche: appare evidente che la residenza vescovile dovette essere situata sull\'Acropoli fin dai primi anni del XII secolo, quando venne riedificata la Cattedrale dedicata ai SS. Giovanni e Paolo. Tuttavia, le testimonianze superstiti pongono in evidenza una ricostruzione avvenuta nel XIII secolo. La determinazione cronologica di ciò proviene da fonti documentarie, in particolare due documenti: il primo – tratto dal Liber Censum e datato 1208 – riferito a Papa Innocenzo III che ricevette il giuramento di fedeltà dal fratello Riccardo, Conte di Sora, in palatio episcopi Ferentini2; il secondo – del 1220 - nel quale viene nominato il Vescovo Landolfo di Ferentino, delegato dal Rettore che emise una sentenza relativa ad una controversia tra il Monastero di Villamagna ed il nobile Corrado di Sgurgola, in palatio novo Sanctorum Johannis e Paulis3. La possibilità di collocare la ricostruzione del palazzo Vescovile tra il 1208 e il 1220, rende verosimile l\'ipotesi che l\'edificio sia stato il tramite che introdusse a Ferentino il nuovo sistema costruttivo, che ben presto divenne parte integrante del bagaglio tecnico e del patrimonio linguistico delle maestranze che operarono nelle città del Lazio Meridionale nel corso del XIII secolo. 1 Pietra tartara: tufo calcareo, spugnoso, molto leggero e cavernoso. 2 Liber Censum, tomo I, p. 9 3 Archivio Capitolare di Anagni, fascicolo XVI, 791

L’edificio sorge a filo delle mura romane. Varie vicissitudini hanno alterato l’aspetto di quello che deve essere considerato uno degli esempi più interessanti dell’edilizia duecentesca ferentinate. Tale necessità è dovuta all’importanza delle funzioni che il Palazzo assunse fin dai primi anni del XIII secolo, ossia quando divenne sede – oltre che dell’autorità religiosa cittadina – anche della Curia del Rettore della Provincia di Campagna e Marittima, la cui principale funzione era quella di assicurare alla chiesa un controllo costante ed assiduo sui vari centri della Provincia.
L’ala meridionale dell’edificio venne ristrutturata all’interno nel corso del XVII secolo, tuttavia la parete esterna, al di sotto dell’intonaco, mostra ancora tracce di muratura originaria, realizzata a filari di blocchetti in pietra tartara1. Le uniche testimonianze dell’originaria costruzione si rinvengono nell’ala nord-occidentale del Palazzo e sono costituite da residui di strutture duecentesche: appare evidente che la residenza vescovile dovette essere situata sull’Acropoli fin dai primi anni del XII secolo, quando venne riedificata la Cattedrale dedicata ai SS. Giovanni e Paolo. Tuttavia, le testimonianze superstiti pongono in evidenza una ricostruzione avvenuta nel XIII secolo. La determinazione cronologica di ciò proviene da fonti documentarie, in particolare due documenti: il primo – tratto dal Liber Censum e datato 1208 – riferito a Papa Innocenzo III che ricevette il giuramento di fedeltà dal fratello Riccardo, Conte di Sora, in palatio episcopi Ferentini2; il secondo – del 1220 – nel quale viene nominato il Vescovo Landolfo di Ferentino, delegato dal Rettore che emise una sentenza relativa ad una controversia tra il Monastero di Villamagna ed il nobile Corrado di Sgurgola, in palatio novo Sanctorum Johannis e Paulis3.
La possibilità di collocare la ricostruzione del palazzo Vescovile tra il 1208 e il 1220, rende verosimile l’ipotesi che l’edificio sia stato il tramite che introdusse a Ferentino il nuovo sistema costruttivo, che ben presto divenne parte integrante del bagaglio tecnico e del patrimonio linguistico delle maestranze che operarono nelle città del Lazio Meridionale nel corso del XIII secolo.

1 Pietra tartara: tufo calcareo, spugnoso, molto leggero e cavernoso.
2Liber Censum, tomo I, p. 9
3 Archivio Capitolare di Anagni, fascicolo XVI, 791