Sant’ Ippolito


Sant' Ippolito

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Sant\' Ippolito 41.692716, 13.257360 Costruita nel 1780 a poca distanza dal sito della chiesa omonima medievale, è a una sola navata coperta da volta a botte e con quattro cappelle laterali. L\' edificio negli anni Ottanta del XX secolo ha subito interventi di modifica nel presbiterio, per la costruzione dell\' altare maggiore secondo le norme liturgiche post-conciliari. Il dipinto dell\' altare maggiore, raffigurante il martirio di S. Ippolito trascinato da due cavalli in corsa (1789-1790), è opera del pittore ferentinate Desiderio De Angelis, cugino di don Fedele De Angelis, parroco di S. Ippolito, che venne fucilato dai francesi a Roma in Piazza del Popolo nel 1799. Interessante il dipinto che raffigura S. Francesco di Paola, olio su tela databile ai secoli XVII-XVIII, che probabilmente faceva parte dell\' arredo dell\' antica chiesa di S. Ippolito. Agli inizi del XIX sec. la chiesa e la parrocchia furono affidate alle cure dei Signori della Misericordia della Congregazione di S. Vincenzo de Paoli, che la ressero fino al 1985. La cappella del Crocifisso, cappella gentilizia dei conti Stampa, presenta sulle lunette affreschi rappresentanti l\' Orazione nell\' orto e la Pietà. Quest\' ultima è raffigurata su uno sfondo paesaggistico con veduta di città; analogo fondale è nell\' affresco della parete su cui è collocato il Crocifisso ligneo. L\' architetto Luigi Morosini curò il restauro della cappella funebre dei conti Stampa, costruita da suo padre, la quale il 24 maggio del 1933 fu donata al Comune dagli stessi titolari, affinché divenisse cappella votiva alla memoria dei soldati ferentinati caduti nella prima guerra mondiale. Così, infatti, recita l\' epigrafe collocata nel pavimento all\' ingresso della cappella; dall\' iscrizione si conosce il nome del pittore Galiendo, autore degli affreschi. I nomi dei caduti sono incisi nelle epigrafi murate nelle pareti. La cappella conserva anche le spoglie del ferentinate don Giuseppe Morosini dei Signori della Missione, Medaglia d\' Oro, fucilato dai nazisti a Roma, al Forte Bravetta, il 3 aprile 1944.

Costruita nel 1780 a poca distanza dal sito della chiesa omonima medievale, è a una sola navata coperta da volta a botte e con quattro cappelle laterali.
L’ edificio negli anni Ottanta del XX secolo ha subito interventi di modifica nel presbiterio, per la costruzione dell’ altare maggiore secondo le norme liturgiche post-conciliari. Il dipinto dell’ altare maggiore, raffigurante il martirio di S. Ippolito trascinato da due cavalli in corsa (1789-1790), è opera del pittore ferentinate Desiderio De Angelis, cugino di don Fedele De Angelis, parroco di S. Ippolito, che venne fucilato dai francesi a Roma in Piazza del Popolo nel 1799. Interessante il dipinto che raffigura S. Francesco di Paola, olio su tela databile ai secoli XVII-XVIII, che probabilmente faceva parte dell’ arredo dell’ antica chiesa di S. Ippolito. Agli inizi del XIX sec. la chiesa e la parrocchia furono affidate alle cure dei Signori della Misericordia della Congregazione di S. Vincenzo de’ Paoli, che la ressero fino al 1985.
La cappella del Crocifisso, cappella gentilizia dei conti Stampa, presenta sulle lunette affreschi rappresentanti l’ Orazione nell’ orto e la Pietà. Quest’ ultima è raffigurata su uno sfondo paesaggistico con veduta di città; analogo fondale è nell’ affresco della parete su cui è collocato il Crocifisso ligneo.

L’ architetto Luigi Morosini curò il restauro della cappella funebre dei conti Stampa, costruita da suo padre, la quale il 24 maggio del 1933 fu donata al Comune dagli stessi titolari, affinchè divenisse cappella votiva alla memoria dei soldati ferentinati caduti nella prima guerra mondiale. Così, infatti, recita l’ epigrafe collocata nel pavimento all’ ingresso della cappella; dall’ iscrizione si conosce il nome del pittore Galiendo, autore degli affreschi.
I nomi dei caduti sono incisi nelle epigrafi murate nelle pareti. La cappella conserva anche le spoglie del ferentinate don Giuseppe Morosini dei Signori della Missione, Medaglia d’ Oro, fucilato dai nazisti a Roma, al Forte Bravetta, il 3 aprile 1944.