Sant’ Antonio Abate


Sul Colle del Fico sorge il Monastero di Sant’Antonio Abate risalente alla metà del XIII secolo (1260-1270) ad opera di Pietro del Morrone, futuro Papa Celestino V. La chiesa venne retta dall’Ordine dei Celestini dal XIII al XVII secolo; in seguito, per penuria dei monaci, fu aggregata alla chiesa di Sant’Eusebio a Roma di cui divenne grangia.
L’esterno si presenta costituito da una facciata a capanna con portale architravato sormontato da una mera lunetta, una finestra circolare e semplice campanile. È perfettamente visibile il carattere povero dell’architettura, frutto di ristrettezze economiche della committenza: è notabile anche un influsso dell’architettura mendicante ed un recupero della tipologia strutturale cistercense. Infatti, il noto storico dell’Arte Medievale – il francese Camille Enlart – lo definì come un esempio ben dato e datato della prima decadenza della scuola di Fossanova.
L’interno presenta una sola navata (in passato erano tre) con sei cappelle laterali, di cui la prima laterale destra conserva le spoglie di Martino Filetico, umanista e docente di lettere greche a Roma, nato nel 1430 a Filettino e morto nel 1495 a Ferentino.
L’intervento di demolizione della volta ottocentesca ha permesso di recuperare l’originaria facies interna e di scoprire nuove decorazioni sulle parti alte delle pareti nella zona del sottotetto e nella parete di controfacciata. Quest’ultima presenta decorazioni altomedievali con figure di santi inserite in rettangoli con fasce geometriche rosse contornate da perlinature biancastre – i contorni chiaroscurali sono a secco e le aureole sono lisce e definite nei contorni. La parete destra della navata centrale presenta cinque figure – la Vergine, San Giovanni Battista, al centro Cristo con aureola crociata ed incisa. L’alta qualità della fattura fa attribuire tali affreschi al grande pittore romano Pietro Cavallini, colui che con influssi di Cimabue e Giotto inaugura un nuovo linguaggio pittorico basato sull’esaltazione del cromatismo dando ampio spazio all’intimo colloquio tra santi.
L’arco trionfale presenta tre scudi, di cui quello centrale raffigura la tiara papale – quindi simbolo di Celestino V – quelli laterali il simbolo del Sanctus Spiritus, la croce a τ – simbolo dell’ordine ospedaliero di Sant’antonio Abate ed il giglio, stemma di Ferentino.
La pala d’altare è opera del Giorgini e datata 1829: raffigura la Vergine con Bambino, Sant’Antonio Abate, San Giovanni Battista e Papa Celestino V.
La chiesa accolse le spoglie mortali del Papa per circa trent’anni – dal 1296 al 1327 – quando vennero portate nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio a l’Aquila, dove celestino emanò la Perdonanza nel 1294, anno della sua elezione papale dopo 27 mesi di conclave e due anni prima di morire nel Castello di Fumone.
Al centro del corpo del monastero vi è un chiostro, intorno al quale si dispongono le camere dei monaci.
Sant' Antonio Abate

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Sant\' Antonio 41.702078, 13.235387 Sul Colle del Fico sorge il Monastero di Sant\'Antonio Abate risalente alla metà del XIII secolo (1260-1270) ad opera di Pietro del Morrone, futuro Papa Celestino V. La chiesa venne retta dall\'Ordine dei Celestini dal XIII al XVII secolo; in seguito, per penuria dei monaci, fu aggregata alla chiesa di Sant\'Eusebio a Roma di cui divenne grangia. L\'esterno si presenta costituito da una facciata a capanna con portale architravato sormontato da una mera lunetta, una finestra circolare e semplice campanile. È perfettamente visibile il carattere povero dell\'architettura, frutto di ristrettezze economiche della committenza: è notabile anche un influsso dell\'architettura mendicante ed un recupero della tipologia strutturale cistercense. Infatti, il noto storico dell\'Arte Medievale - il francese Camille Enlart - lo definì come un esempio ben dato e datato della prima decadenza della scuola di Fossanova. L\'interno presenta una sola navata (in passato erano tre) con sei cappelle laterali, di cui la prima laterale destra conserva le spoglie di Martino Filetico, umanista e docente di lettere greche a Roma, nato nel 1430 a Filettino e morto nel 1495 a Ferentino. L\'intervento di demolizione della volta ottocentesca ha permesso di recuperare l\'originaria facies interna e di scoprire nuove decorazioni sulle parti alte delle pareti nella zona del sottotetto e nella parete di controfacciata. Quest\'ultima presenta decorazioni altomedievali con figure di santi inserite in rettangoli con fasce geometriche rosse contornate da perlinature biancastre - i contorni chiaroscurali sono a secco e le aureole sono lisce e definite nei contorni. La parete destra della navata centrale presenta cinque figure – la Vergine, San Giovanni Battista, al centro Cristo con aureola crociata ed incisa. L\'alta qualità della fattura fa attribuire tali affreschi al grande pittore romano Pietro Cavallini, colui che con influssi di Cimabue e Giotto inaugura un nuovo linguaggio pittorico basato sull\'esaltazione del cromatismo dando ampio spazio all\'intimo colloquio tra santi. L\'arco trionfale presenta tre scudi, di cui quello centrale raffigura la tiara papale – quindi simbolo di Celestino V – quelli laterali il simbolo del Sanctus Spiritus, la croce a τ – simbolo dell\'ordine ospedaliero di Sant\'antonio Abate ed il giglio, stemma di Ferentino. La pala d\'altare è opera del Giorgini e datata 1829: raffigura la Vergine con Bambino, Sant\'Antonio Abate, San Giovanni Battista e Papa Celestino V. La chiesa accolse le spoglie mortali del Papa per circa trent\'anni - dal 1296 al 1327 – quando vennero portate nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio a l\'Aquila, dove celestino emanò la Perdonanza nel 1294, anno della sua elezione papale dopo 27 mesi di conclave e due anni prima di morire nel Castello di Fumone. Al centro del corpo del monastero vi è un chiostro, intorno al quale si dispongono le camere dei monaci.