Filippo Cianfarani: un personaggio, forse, sconosciuto a
tutt'oggi a molti ferentinati, ma che ha dotato la nostra città di una delle
opere in legno più artistiche che possediamo e a cui siamo molto legati: la macchina
di S. Ambrogio. Dalla sua bottega di intagliatore e scultore, sita in Piazza
della Chiesa Nuova in Roma, è uscito quello splendido capolavoro, che desta tanta
ammirazione per le vie di Ferentino durante l'annuale processione del 1°
Maggio. Non per nulla nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1979 esso fu oggetto di furto per le parti che erano
facilmente asportabili: otto putti, due scudi con lance e trombe, una armatura
da guerriero e l'arme di Ferentino. Già nel 1727, nella seduta consiliare del
31 agosto, il Comune di Ferentino aveva stanziato la somma di 50 scudi per rifare il solo zoccolo che sosteneva la
statua di S. Ambrogio; ma, non si sa
perché, il progetto, presentato anche alla S.
Congr. del Buon Governo, non fu portato a termine. Nel 1729 fu creato
vescovo di Ferentino Mons. Fabrizio
Borgia, da Velletri. Fu una scelta preziosa per la nostra città, perché
si rivelò un prelato degno della sua alta missione, di qualità eccezionali,
colto, amante del decoro e del bello, ma soprattutto grande diffusore della
devozione a S. Ambrogio. Per quanto era nelle sue competenze e possibilità, fu
un restauratore infaticabile di numerose chiese in Ferentino e Diocesi, del
Seminario, dell'Episcopio, del Carcere di S. Ambrogio e della cappella dedicata
al Santo nella Chiesa Cattedrale. La sua tomba in Cattedrale, dopo i lavori di
restauro del 1905, è rimasta, purtroppo senza alcun segno indicativo nel
pavimento, sotto la penultima arcata a destra, vicino al cero pasquale; mentre
il solenne monumento funebre è stato trasportato in sacrestia. Fin dalla sua
prima visita pastorale fatta alla Chiesa Cattedrale, Mons. Borgia, avendo
notato che la statua di S. Ambrogio veniva esposta «sopra una macchina di legno
del tutto indecente, talmente che impossibile affatto si rendeva poterla
portare secondo il solito processionalmente per la città nel giorno della di
lui festa» diede, disposizioni di provvederne una nuova. Nella seduta
consiliare del 6 maggio 1731 il Sig. Filippo Antonio Anitosi, riferendo la
decisione presa dal Vescovo, perorò la causa che fosse il Comune ad accollarsi
l'onore e l'onere di rifare la nuova macchina, dato che essa serviva come
ornamento della statua, che era stata voluta dalla Comunità nel 1640.
Seduta stante fu stanziata la somma di 250 scudi
d'argento, che si poteva ricuperare dai «sopravanzi delle spese» per l'anno in
corso. Fu inviata la delibera con unito bozzetto della nuova macchina alla
Delegazione Apostolica in Frosinone, la quale, a sua volta, in data 13 maggio
1731 la trasmise alla S Congregazione del B. Governo in Roma per
l'approvazione.
Ma, ancora una volta, la pratica restò insabbiata.
Passò ancora qualche altro anno tra alterne vicende e alla
ricerca di un valente scultore.
Data, però, l'urgenza dell'opera e visto che il Comune non
riusciva ad affrontare la spesa, il Vescovo Mons. Borgia decise di risolvere la
questione personalmente.
E così, in data 4 marzo 1735, si addivenne alla stesura
dell'atto notarile, rogato dal notaio Simone Giovannoni.
Alla presenza dei due testimoni D. Fausto Cortese e
Vittorio Bovieri, il sig. Filippo Cianfarani, intagliatore, si impegnava a
costruire la macchina di S. Ambrogio a nome e per conto dei cittadini di
Ferentino, rappresentati da due persone delegate da Mons. Vescovo: il Sig.
Filippo Stampa ed il canonico D. Ermenelgildo De Angelis, provicario generale i
quali, lo stesso giorno, ricevevano anche la facoltà di far raccogliere le
offerte tra la popolazione di Ferentino. A distanza di tanti anni ci sono stati
documentati due soli restauri della
macchina: l'uno avvenuto nel 1905 a spese del
Comune, essendo sindaco il Comm. Vincenzo Roffi-Isabelli, in occasione
delle feste centenarie a 1600 anni dalla morte
di S. Ambrogio; l'altro promosso dal sindaco e presidente del Comitato
Sig. Francesco Gargani il 16 Agosto 1982 con
una pubblica sottoscrizione dei cittadini, aperta con i contributi del
Comune, del Capitolo Cattedrale e della Pro Loco. Questo secondo lavoro
comprendeva anche il rifacimento di tutti quegli ornamenti in legno, che erano
stati trafugati da ignoti nel settembre
1979.