Per trarre vantaggio dalle feste religiose è antica
tradizione della Chiesa prepararvisi con periodi più o meno lunghi di
raccoglimento, di penitenza e di preghiera. Pensiamo ai quaranta giorni di
preparazione alla Pasqua e alle novene e tridui per altre solennità.
Uno dei modi di fare penitenza in forma comunitaria e che
servisse anche di pubblica ammenda è sempre stata la processione, organizzata
normalmente dai confratelli di alcune confraternite, che avanzavano pregando e
a volte anche flagellandosi per le vie della città.
A Ferentino, dopo che fu definitivamente ratificata la
festa patronale al 1° Maggio, già iniziata nel 1639, a poco a poco entrò l'uso
di prepararvisi con un triduo di tre processioni penitenziali come per le
Rogazioni: rispettivamente il 28, 29 e 30 Aprile.
Ma quello che nasce con i buoni propositi, si sa, con il
tempo deteriora; per cui, a lungo andare, anche per le tre processioni sorsero
degli abusi.
E, appena un secolo dopo, per ridonare genuinità e
senso penitenziale a queste tre
processioni, i Vescovi di vedono costretti a emanare degli Editti.
Rifacciamoci per un attimo al 1700.
Le processioni si tenevano di notte, al chiarore dei
fuochi disseminati qua e là nella città, ai crocicchi delle strade o in qualche slargo lungo il percorso. L'ambiente
era reso più suggestivo dai deboli lucignoli fumiganti dentro gusci di lumache.
disposti come lucerne sui davanzali delle finestre e dalle candele accese
all'interno dei "lampadini" o dei palloni di carta colorata,
preparati con cura qualche giorno prima e tutti abbelliti da strisce
variopinte. Accanto ai confratelli delle
varie confraternite, che avanzavano normalmente devoti ed oranti è notata però
e mal sopportata ancora la strana e caratteristica presenza di un residuo degli
antichi "flagellanti", che, avendo perso ogni spirito di penitenza
con la fustigazione per mezzo del flagello, partecipavano alle processioni a
dorso nudo sì, ma armati di sciabole, che ogni tanto battevano sulle pietre
lungo il percorso fino a ricavarne scintille, creando un senso di timore e di
panico tra la gente, che avrebbe voluto assistere o partecipare alla
processione, ma che, invece, a causa loro era costretta a rinchiudersi in casa.
Per non parlare poi anche di qualche chierico o
confratello che voleva far chiasso sparando ogni tanto qualche colpo con il
fucile da caccia.
I ragazzi, intanto, creavano all'intorno un'aria di festa
e di allegria spiando e annunziando con un andirivieni continuo l'arrivo della
processione.
Normalmente, poi, si tenevano a braccetto a gruppi di tré
o quattro e precedevano la processione saltelloni, ripetendo una nenia di
strofette dialettali, che sono giunte fino a noi senza un vero significato e
alcun nesso logico.
"A cint'a cintulino Sant'Ambrosi
è du Frintino;
A cint'a cintulano Sant'Ambrosi è du
Milano.
Azzemmo la colonna Gesù Cristo i la Madonna;
Azzemmo gli bon Gesù Sant'Ambrosi sta lassù.
Sta lassù clemente i pii Sant'Ambrosi i la cumpagnia
La cumpagnia de la città Sant'Ambrosi in ciélo sta.
Zompa gli vado i zompa gli fosso
Sant'Ambrosi è tutto gli
nostro".