A cint’ a cintulinu


La pietà e la venerazione popolare per il Santo patrono fiorirono nel XVII secolo. Nei secoli precedenti era particolarmente solennizzata la data del martirio (16 agosto) e fino alla seconda metà del XVII secolo a Ferentino si correva ancora il Palio dell’Assunta, per onorare la festività del Protettore. Con il rinvenimento delle ossa e la certezza della presenza fisica del Martire, la processione del 1° maggio divenne così importante da far passare in secondo piano le date del 16 agosto e del 29 dicembre (data della prima traslatio corporis).
In conformità all’aspetto coreografico dell’epoca barocca la processione del Martire assunse una forte caratteristica emozionale: prendeva, infatti, la forma di un lungo corteo di fedeli, ad ognuno dei quali era assegnato il posto che gli competeva secondo il grado e lo stato sociale e religioso. Vi partecipavano anche i confratelli dello Spirito Santo, che durante il percorso del corteo davano pubblica testimonianza di penitenza percuotendosi il petto con flagelli. La partecipazione dei flagellanti era, infatti, l’aspetto più emozionante della cerimonia.
Il culto del Martire, purtroppo, degenerò in manifestazioni superstiziose tanto che l’autorità episcopale intervenne per arginare ogni abuso.
Il primo intervento fu del Vescovo Simone Gritti (1718-1729), che nell’editto del 1727 vietò l’abuso di sparare con armi da fuoco durante la processione.
Il Vescovo Borgia (1729-1754) tentò nel 1733 di abolire le tre processioni notturne del 28, 29 e 30 aprile, permettendo lo svolgimento di quella del 30 aprile, vigilia della festa solenne del 1° maggio. Ma, nell’editto del 1741 Mons. Borgia, ripristinando le tre processioni serali preparatorie della festa del 1° maggio, le inserì in un contesto liturgico, recuperando nelle processioni del triduo la loro caratteristica penitenziale. Spesso, i fedeli camminavano a gruppi di tre o quattro e precedevano la processione, ripetendo una nenia di strofette dialettali, che sono giunte fino a noi senza un vero significato e alcun nesso logico:

                    "A cint’a cintulino Sant’Ambrosi è du Frintino;
                     A cint’a cintulano Sant’Ambrosi è du Milano.
                     Azzemmu la culonna Gesù Cristu i la Madonna;
                     Azzemmu gli bon Gesù Sant’Ambrosi sta lassù.
                     Sta lassù clementu i pii Sant’Ambrosi i la cumpagnia
                     La cumpagnia du la città Sant’Ambrosi in ciélu sta.
                     Zompa gli vadu i zompa gli fosso
                     Sant’Ambrosi è tuttu gli nostru".(*)

(*) "A cint’a cintulino Sant’Ambrogio è di Ferentino;
A cint’a cintulano Sant’Ambrogio è di Milano.
Alzammo la colonna Gesù Cristo e la Madonna;
Alzammo il buon Gesù Sant’Ambrogio sta lassù.
Sta lassù clemente e pio Sant’Ambrogio e la compagnia
La compagnia della città Sant’Ambrogio in ciélo sta.
Salta il guado salta il fosso
Sant’Ambrogio è tutto nostro".
La pietà e la venerazione popolare per il Santo patrono fiorirono nel XVII secolo. Nei secoli precedenti era particolarmente solennizzata la data del martirio (16 agosto) e fino alla seconda metà del XVII secolo a Ferentino si correva ancora il Palio dell’Assunta, per onorare la festività del Protettore. Con il rinvenimento delle ossa e la certezza della presenza fisica del Martire, la processione del 1° maggio divenne così importante da far passare in secondo piano le date del 16 agosto e del 29 dicembre (data della prima traslatio corporis).
In conformità all’aspetto coreografico dell’epoca barocca la processione del Martire assunse una forte caratteristica emozionale: prendeva, infatti, la forma di un lungo corteo di fedeli, ad ognuno dei quali era assegnato il posto che gli competeva secondo il grado e lo stato sociale e religioso. Vi partecipavano anche i confratelli dello Spirito Santo, che durante il percorso del corteo davano pubblica testimonianza di penitenza percuotendosi il petto con flagelli. La partecipazione dei flagellanti era, infatti, l’aspetto più emozionante della cerimonia.
Il culto del Martire, purtroppo, degenerò in manifestazioni superstiziose tanto che l’autorità episcopale intervenne per arginare ogni abuso.
Il primo intervento fu del Vescovo Simone Gritti (1718-1729), che nell’editto del 1727 vietò l’abuso di sparare con armi da fuoco durante la processione.
Il Vescovo Borgia (1729-1754) tentò nel 1733 di abolire le tre processioni notturne del 28, 29 e 30 aprile, permettendo lo svolgimento di quella del 30 aprile, vigilia della festa solenne del 1° maggio. Ma, nell’editto del 1741 Mons. Borgia, ripristinando le tre processioni serali preparatorie della festa del 1° maggio, le inserì in un contesto liturgico, recuperando nelle processioni del triduo la loro caratteristica penitenziale. Spesso, i fedeli camminavano a gruppi di tre o quattro e precedevano la processione, ripetendo una nenia di strofette dialettali, che sono giunte fino a noi senza un vero significato e alcun nesso logico:

                    "A cint’a cintulino Sant’Ambrosi è du Frintino;
                     A cint’a cintulano Sant’Ambrosi è du Milano.
                     Azzemmu la culonna Gesù Cristu i la Madonna;
                     Azzemmu gli bon Gesù Sant’Ambrosi sta lassù.
                     Sta lassù clementu i pii Sant’Ambrosi i la cumpagnia
                     La cumpagnia du la città Sant’Ambrosi in ciélu sta.
                     Zompa gli vadu i zompa gli fosso
                     Sant’Ambrosi è tuttu gli nostru".