La Filatrici


filatriceNon era un mestiere e se stante: ogni casalinga sapeva quasi sempre filare, ricamare e lavorare ai ferri e a crocè. In genere, la canapa e il lino venivano prodotti nella nostra campagna e raffinati artigianalmente a casa.
Bagnate e messe al sole le “uranghe” (fasci) dei lunghi arbusti, venivano passati alla “macinia” specie di cavalletto munito di un battente, che riduceva a furia di colpi gli steli in fasce di sostanze filamentose.
Successivamente “la cramia” pettine di chiodi, trasformava le fibre in morbidi “livi” (lunghe gugliate) pronti per la filatura.
Gli arnesi per la filatura erano la “rocca” e il “fuso” entrambi di legno costruiti artigianalmente.
L’ asta della rocca, bastoncino di circa un metro, si infilava al busto, mentre la parte superiore, una gabbietta di assicelle a forma di pigna, si riempiva di lino o canapa che veniva abilmente tirata dalle mani delle filatrici e trasformata in sottile filo, inumidito man mano dalla saliva.
Il fuso, composto di un’asta lunga un palmo, sormontata da un cappuccio di rame, terminante ad uncino “musculonu” e dalla “urtecchia”, rondella di legno, posta all’altra estremità, serviva alla torcitura del filo appena formato, mediante la rotazione, impressa dalla mano destra.
Sedute al sole le donne di Ferentino filavano senza ansia e senza fretta. Altri strumenti utili alle filatrici erano “gli matassaru”1 e “gli anigni”2.
L’ uno serviva a fare le matasse, l’altro a trasformare le matasse in “pirie” (gomitoli) dopo la sbiancatura completa delle matasse ripetutamente bagnate e messe al sole. Per iniziare le “pirie” si usava “gli totaratò”, piccolo pezzo di legno che aiutava a tirare bene il filo.
Era questa l’operazione finale delle filatrici, prima di consegnare le “pirie” alla “tussurella” per la tessitura.
Si era giunti al termine della lunga fatica, ma quanta soddisfazione ! Negli occhi delle nostre ave, brillava tanta gioia e mentre “gli anigni” roteava allegramente, le labbra si muovevano dolcemente nella recita del Rosario.
Questo mestiere è definitivamente scomparso da un cinquantennio.
La rocca e il fuso servivano anche per la filatura della lana se non si possedeva il filatoio, strumento di origine medievale azionato a pedale e più veloce.

Attrezzi per la filatura disegni di Antonia Podagrosi

Per le notizie sono state intervistate testimoni oculari: Rosa Podagrosi – Angela Poce – Caterina Pitocco

 
 
Maria Celani Alessi da “Arti e Mestieri di Ferentino di Ieri
 
 

1 Matassaru = arnese di un metro circa a forma di parentesi quadra di assicelle di legno su cui si avvolgeva il filo.
2 Anigni = Arnese a forma di girandola, roteante su di un asse su cui si si avvolgeva la matassa per essere aggomitolata. Anch’esso di legno.