Gli Falignamu


gli falignamuFalegname era quell’artefice del legno che, per Ferentino, io distinguerei in due categorie: il falegname ” artista ” ed il falegname ” artigiano “.
Il falegname artigiano era colui che, per ovvii motivi non era riuscito ad elevarsi ad artista, e s’era adattato a lavori grossolani, quali : rattoppare porte e finestre, armare soffitti e capriate per tetti, nonché alla confezione di semplici suppellettili casalinghe, come assi per letti, “lavatùri, scife, salére, spianatore, tagliéri ecc.” mentre il falegname artista godeva di alta rinomanza giacché, oltre ai lavori di ripiego e standardizzati già attribuiti all’artigiano, provvedeva, con consumato artifizio e gusto, a costruire artistici portoni di ingresso alle abitazioni, infissi ecc., nonché confezionare tutta la mobilia dotale per l’arredamento della abitazione.
Questo era l’artista per antonomasia, perché, oltre ai diversi ferri del mestiere (pialla, grossìno, ascia, ecc.), doveva saper di tornio, di intaglio e di intarsio, appunto per dare lustro e nobiltà al suo lavoro. E prima di aprir bottega doveva aver praticato lungo tirocinio di apprendistato presso maestri del ramo di chiara reputazione. Saper costruire la mobilia dotale era il fulcro del vero falegname, alla quale doveva saper infondere civettuola eleganza, robustezza e leggerezza, profondendo in essa tutto il suo scibile di maestro del legno.
E’ d’uopo perciò elencare i mobili che generalmente venivano costruiti dai nostri artisti, adattandoli al loro specifico uso.

GLI ARUMARI
Era uno scaffale semiaperto, costituito da due palanche laterali, con un asse orizzontale inferiore, su cui poggiavano due “cuncùni” contenenti l’acqua potabile; su un palchetto intermedio, venivano tenute le scodelle, insalatiere, sistemate a taglio. In due cassetti, sistemati al disotto di detto palchetto, venivano tenute le posate ; e la parte superiore terminava con due scansie chiuse da sportelli ed in cui si tenevano le cibarie.

L’ ARCA
E’ propriamente la madia; lo spazio centrale, ampio, veniva usato per la confezione del pane; mentre nei due comparti laterali veniva tenuta in uno la farina bianca, di grano; e nell’altro quella “roscia, du cigliàno”.
Nel ripostiglio sottostante lo spazio centrale, venivano conservate le croccanti pagnotte.

LA CASSA
E’ la cassapanca dotale in robusto legno di noce o di castagno : vi si tenevano “rupòste” la cuperta “mbuttìta” i “luccusine”, ossia coperte più leggere.
Era per lo più ritenuta la cassaforte della famiglia, perciò la padrona di casa portava la sua chiave sempre “a cénta” (legata alla cintola, alla vita).
Questo mobile, che ora costituisce oggetto di antiquariato, cadde in disuso verso i primi del 900.
Nella parte interna del coperchio venivano dipinte scene campestri o vi si affiggevano immagini sacre.

LA CREDENZA E CRISTALLIERA A GIORNO
Nella credenza veniva custodita la biancheria fine, tovagliati, ricami ecc.: cose delicate insomma. Nei primi del 900 andò di moda ” l’alzàta ” alla credenza, appunto perché veniva allocata sopra la credenza, e fu detta cristalliera a giorno perché veniva chiusa con sportelli a vetri, quindi a vista di ciò che conteneva. Ed in essa la famiglia vi metteva in mostra oggetti di cristalleria, porcellana, posate e piatti di valore. Il falegname artista a questo mobile profondeva tutto il suo acume, aggraziandolo con colonnine, intagli, festoni ecc.
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GLI CRUDUNZONO
Era una doppia credenza con ampi sportelli, ed intersecata all’interno da più assi orizzontali, terminante con un cassettone alla base. In questo mobile veniva sistemata la biancheria più grossolana: lenzuola di canapa, “rucchi” (rocchi) di panno tessuto in loco da dare poi in dote alla prole femminile; e vi si tenevano appesi abiti maschili e femminili.

GLI CUMMO’
Armadio a cassetti con piano superiore generalmente in marmo.
Venne di moda poco prima della I’ guerra mondiale e ricalcava alquanto lo stile Rococò.
Questo mobile era appannaggio solo di famiglie benestanti, e, per l’uso ricalcava le mansioni della credenza.
Tale era il lavoro primiero del falegname.
Purtroppo con l’avvento della società consumistica, con i grandi laboratori che costruiscono mobilia in serie, il lavoro manuale del nostro falegname è quasi decaduto. Animosi reggono ancora alla spietata concorrenza, con sacrifici e duro lavoro però, vedo che, passata questa generazione, l’attività del falegname così come la si intendeva e si intende tuttora è condannata ‘ a sparire. Mi piace ricordare le famiglie che, per generazioni, hanno tenuto alta l’attività del falegname artista: Di Tomassi, Casali, Cappella, i Collalti che per primi impiantarono a Ferentino le segherie elettriche, ed i Paris i quali, nonostante tutto, dedicano ancora la loro manuale attività alla lavorazione artistica del legno, certo coadiuvati da moderne tecniche e sofisticati macchinari.

 
 
Fernando Bianchi da “Arti e Mestieri di Ferentino di Ieri