Gli Callararu


gli callararu

Una delle più fiorenti attività artigianali che ebbe Ferentino, fu sicuramente quella del rame, o, come allora si diceva, dugli callararu, attività che si è estinta alcuni anni or sono per mancanza di allievi. Le botteghe erano gestite principalmente da famiglie che si tramandavano l’arte da padre in figlio.
Io ricordo il Bianchi che era allievo ben riuscito del Santoro e i Mosca. Il Santoro, morto all’età di 52 anni, non aveva un figlio in età capace di apprendere; (alla morte del padre era dodicenne), ma aveva coltivato degli allievi dei quali solo il Bianchi aveva fatto onore al maestro.
I Mosca invece erano tre fratelli ed ognuno conduceva in proprio, dopo essersi sposati, il suo laboratorio.callararu
Si iniziava la lavorazione del rame dai così detti “Cocci” (rame grezzo) dai quali, con le varie trasformazioni effettuate a colpi di martelli speciali, si costruivano i vari capi occorrenti, allora, per il buon andamento delle famiglie: caldaie, conche per l’acqua, casseruole, paioli, concoline, scaldaletti, scolatore ed altri che ancora qualche famiglia ferentinate conserva gelosamente.
Essendo dislocate le botteghe in vari punti della città, non era raro che il cittadino percorrendo le vetuste vie cittadine, veniva colpito da quel battere continuo necessario per portare a compimento il pezzo e poi, dopo averlo reso lucido, per “ribatterlo” con speciali martelli per renderlo più prezioso.
il rameIl lavoro, quando non esistevano le “otto ore” s’incominciava al mattino di buon’ora per essere sospeso per il pranzo. Nel pomeriggio invece, particolarmente in estate, non si riprendeva prima delle ore 16, vigendo un’ordinanza con la quale non era permesso disturbare il cittadino abituato a sgranare la pennichella.
Il lavoro del calderaio era continuo ma si accentuava in autunno in vista dei matrimoni, specie dei contadini, che in quel tempo li celebravano. Allora si facevano delle “esposizioni” delle cosiddette “batterie” comprendenti tutti gli arnesi necessari per arredare la nuova casa. L’esposizione più maestosa però si faceva alla fiera del Crocifisso in Sant’Agata, giorno in cui i novelli sposi acquistavano ciò che loro occorreva. E dopo l’acquisto si vedevano i parenti che pomposamente trasportavano sul capo i vari pezzi pronti per adornare “le casette” riservate alle nuove famiglie.

 
 
Giuseppe Santoro da “Arti e Mestieri di Ferentino di Ieri