Gli Buttucantu


gli buttucantu

“Gli Buttucantu” era il venditore di generi alimentari e diversi. Infatti in tempi remoti non esistevano negozi con attività specifiche, bensì un’unica “Buttega” in cui il commerciante di generi alimentari era al ‘tempo stesso’ commerciante di abbigliamento, di merceria, di concimi vari di strumenti per lavorare la terra e tanti altri.
Possiamo dire che i generi alimentari che esistevano prima, sono gli stessi di oggi, una certa differenza possiamo farla solo per quanto riguarda il maggior consumo di alcuni rispetto ad altri ed il modo con cui venivano conservati e venduti.
La farina era uno dei prodotti più usati, soprattutto quella rossa con cui si faceva il pane, “gli papponu” e la pizza “alla tiglia”.
La farina non era venduta in pacchi, ma era raccolta in sacchi di iuta da cento chili e venduta dentro “fudrette” che ogni cliente portava per conto proprio.
La pasta veniva posta in casse da 40-50-60 chili, era di vari formati e veniva venduta a peso, avvolta in carta azzurra. La pasta che si spezzava nelle casse, veniva raccolta in un recipiente e venduta come pasta “rucisa”, acquistata dalle famiglie più povere. La pasta corta veniva messa negli “curbegli”.
Lo zucchero era di tre tipi : cristallino, fino, a “cozzi”, era raccolto in sacchi da cento chili e venduto “drentu agli cartocci du carta paglia”, si trovava anche in zollette in scatola.
Il pane non era compito dugli “buttucantu” venderlo, bensì del fornaio quando non era fatto in casa. Il latte veniva venduto nelle stalle dove era munto dalle mucche e dalle capre.
Per quanto riguarda la mozzarella esisteva solo quella di bufala che si vendeva dentro rami di “bussu”. Il burro era venduto a “pupi” e veniva incartato con foglie di barbabietola. I formaggi di maggior consumo erano il pecorino e lu “casu cu gli occhi”, venivano coperti con veli “pu ruparagli dagli muschitti”.
Molti di questi generi non potevano essere conservati a lungo poiché non esisteva il frigorifero, nonostante “gli buttucantu” usasse per questi alimenti la propria “grotta”. Lu “saracu” e gli “baccalà” erano usati molto. Spesso il contadino era solito barattare così : “Teccu du’ ova, i tu dammu du’ saracu e zica spezzia, ’zzo”. Esisteva solo il sale grosso, per ottenere quello fino “su pistava lu salu grossu drentu agli murtalu cu gli pustigli”.
L’ Olio veniva tenuto nel negozio in una “vuttina” e misurato con “gli scrumaregli”.
Non esistevano i vari detersivi di oggi, ma solo il sapone che era contenuto in casse da 200 – 400 – 500 grammi.
Non c’era lo scatolame vario dei nostri tempi ad eccezione dei pomodori che venivano usati raramente in quanto la conserva era di maggior consumo e si vendeva sfusa.
Per quanto riguarda i “diversi” si vendeva il petrolio al minuto, il solfato di rame e zolfo, le vanghe per zappare la terra, prodotti di merceria: matasse di cotone con cui venivano tessute le lenzuola, i calzini ecc. ; fazzoletti da naso, “fazzuluttuni” e “fazzuletta” portaspesa dal colore scozzese azzurro e rosso, “panaspalli”, guanti, cappelli.
Concimi vari, semola, “cruscami”, orzo, biade, “sulleccu” per i cavalli, granturco, lupini e tanti altri prodotti che oggi giorno sono venduti nei negozi specializzati.
La merce era trasportata per ferrovia e dalla ferrovia al paese per mezzo di “barozzu” dalla portata di 15 – 20 quintali.
Con l’avvento dell’industria e conseguente sviluppo economico, ogni negozio ha acquistato una sua particolare fisionomia.
I generi alimentari si sono distaccati dai “diversi” per dar maggior spazio ad ogni individuo di esercitare la propria attività specifica.

 
 
Angelo Mastrangeli da “Arti e Mestieri di Ferentino di Ieri