La Grangia Urbana


L’analisi storico-artistica della chiesa di Santa Maria Maggiore a Ferentino, per l’indagine architettonica della quale rimandiamo tanto alla prima parte di questo studio quanto a un recente contributo di Righetti Tosti-Croce (1), ha messo in rilievo alcuni episodi che costituiscono il punto d’avvio di questa parte della ricerca.
Lo stanziamento dell’ordine cistercense in Ferentino è strettamente collegato alla storia dell’Abbazia di Casamari, che, secondo alcuni documenti, vi possedeva una grangia (2), La notizia appare subito di grande importanza ; la mancanza, infatti, di ogni notizia di una chiesa di Santa Maria Maggiore o di un monastero cistercense a Ferentino, nelle varie e diverse raccolte di notizie e documenti sulle abbaziali cistercensi, portava infatti ad escludere ogni diretto collegamento tra la costruzione, pur cosi nettamente improntata allo stile cistercense, e la storia dell’ordine nel Lazio,
In realtà la divergenza funzionale tra un’abbazia e una grangia appare ora come una validissima giustificazione alla mancanza di qualsiasi ricordo e alla frase dello Janauschek che escludeva totalmente l’esistenza di un’abbaziale cistercense in Ferentino (3).
Peraltro, come già accennato, l’esistenza di una forma d’insediamento cosi particolare dell’ordine in città porta a valutare con grande concretezza sia le notizie delle cronache ferentinati facenti riferimento all’insediarsi di monaci cistercensi presso « l’antica chiesa di S. Maria Maggiore b, sia i risultati delle indagini svolte dalla scuola di perfezionamento in storia dell’arte dell’università di Roma, per il corso di storia dell’arte medioevale diretto dalla prof. A. M. Romanini : risultati presentati nel citato volume di Storia della città » (4).
11 carattere dell’edilizia pubblica e privata ferentinate, nel corso del Duecento, appare infatti profondamente improntato da quello straordinario fenomeno culturale che segnò tutta l’Europa tra XII e XIII secolo ramificandosi velocemente, ma con singolare unità stilistica, dai centri della Borgogna, dove, alle soglie del XII secolo, aveva avuto origine,
In molti centri del Lazio compaiono edifici nei quali è evidente la nuova tendenza architettonica che esordi nella regione prendendo il via dai cantieri abbaziali: Fossanova e Casamari in particolare ma spesso in essi è dato ravvisare anche un altro interessante fenomeno, quello del particolare linguaggio che si determinò nel contatto tra le maestranze locali e i nuovi metodi costruttivi.
In Ferentino sorprende la grande diffusione del fenomeno e insieme, pur nel mutarsi interno di un linguaggio per più di mezzo secolo. l’unitarietà sintattica e stilistica riconoscibile nelle varie costruzioni. dal Palazzo dei Cavalieri Gaudenti, al palazzo Vescovile, alla stessa S. Maria Maggiore.grangia
Proprio la presenza in città di una Struttura come una grangia offre un interessante fondamento alla lettura in chiave strettamente cistercense dell’architettura duecentesca ferentinate. La grangia è infatti uno dei punti più interessanti dell’attività dell’ordine cistercense; con questo nome vengono designate le strutture che si disponevano intorno a un’abbazia per lo sfruttamento del territorio.
Abbastanza note per la Francia da un punto di vista storico, esse costituiscono un tema pressoché sconosciuto per la storia e per l’arte italiana,
Facendo riferimento alla situazione francese possiamo rapidamente sintetizzare il problema rilevando come ogni abbazia disponesse di un certo numero di grange, naturalmente secondo l’importanza e la natura dei possedimenti ; disposte in Origine a circa una giornata di cammino dall’abbazia, esse Si andarono sempre più diffondendo e insieme allontanando, fino a raggiungere distanze di Oltre cento chilometri, come per alcune grange di Clairvaux (5).
In questo tipo di insediamenti l’attività principale, svolta dai conversi, era quella del lavoro sia agricolo, dalla cerealicoltura alla viticoltura, sia industriale, nel campo soprattutto della metallurgia.
Essi costituivano dunque un tessuto economico di grande impor. tanta anche per la storia dello sviluppo economico del mondo medioevale; in questa chiave esse sono state soprattutto studiate dagli studiosi francesi in particolare l’Higounet (6).
Le grange costituiscono però anche un tema di grande interesse per quella che è la storia architettonica cistercense, determinando sempre, là dove esse sono ancora integre, momenti di grande interesse anche per lo sviluppo che certe forme assumeranno nell’edilizia civile, in particolare quella comunale.
La grangia propriamente detta era costituita in genere da un edificio a pianta rettangolare o suddiviso in vari ambienti quadrangolari, spesso coperti da volte a crociera su pilastri. come avviene a Fontenay, Jouy e Preuillyt Oppure scandito in tre navate da pilastri come è il caso, ad esempio, della grangia di Vaulerent dipendente dall’abbazia di Châalis.
Intorno a questa costruzione che, nel caso di grange agricole, costituiva il deposito dei raccolti, si disponevano altre costruzioni, per lo più andate distrutte, che costituivano il dormitorio dei conversi, le abitazioni degli altri lavoratori, le strutture di servizio e. a partire dal secondo decennio del XIII secolo, anche cappelle e chiese per lo svolgimento delle funzioni religiose, poiché gli abitanti della grangia non potevano più, per l’aumento delle distanze. recarsi nei giorni festivi all’abbazia. Rimandiamo naturalmente ad altra sede un’analisi del problema di queste costruzioni.
La notizia delle cronache di Casamari sull’esistenza in Ferentino di una grangia apparsa fin dall’inizio estremamente importante, soprattutto in relazione a quella serie di costruzioni, disposte lungo la via dello Ierone, i cui caratteri e le cui tracce interne apparivano molto significative, Scopo di questa ricerca è stato quello di dare, se possibile, corpo a un’ ipotesi o meglio di riunire, sempre se possibile, i vari elementi in una struttura unitaria. L’analisi condotta su ogni elemento ravvisabile. svolta per ognuno sul tracciato di una scheda appositamente elaborata e di cui in appendice si allega una copia, ha portato a risultati di grande interesse e in partenza assolutamente insperabili (7).
Come appare evidente dal disegno allegato. (mappa) è infatti esattamente ricostruibile il tracciato di un vasto edificio rettangolare a due piani di Cui Si dà una precisa descrizione nelle pagine seguenti e la cui forma è perfettamente coincidente con quanto a noi noto sulla struttura delle grange francesi, inglesi, belghe e tedesche (8).
Per la prima volta in Italia si è tentato lo studio di una struttura di questo tipo. il cui recupero, al di sotto delle costruzioni successive, costituisce il punto di partenza per un’analisi più vasta sugli edifici collegati allo sfruttamento agricolo e industriale dei Cistercensi.
Per quanto riguarda la nostra ricerca abbiamo iniziato, come già detto in precedenza, col prendere in esame la zona antistante la chiesa di S. Maria Maggiore nel tentativo di individuare i resti della grangia di Casamari.
La zona a Nordovest della chiesa, compresa fra le vie Cavour, Torri di Porta Sanguinaria e Sabina, presenta un singolare impianto quadrangolare e numerosi inserti di strutture medioevali. Si è ritenuto, quindi, utile procedere al rilievo e alla schedatura di tutti quegli elementi che nell’area considerata presentassero caratteristiche tipologiche riferibili a quel periodo, tra la fine del dodicesimo e il tredicesimo secolo, che segnò una grande crescita urbana dei centri laziali e nella quale, soprattutto in un primo momento e specie nel caso di Ferentino, l’attività dell’ordine cistercense fu determinante (9).
In effetti il lavoro di schedatura ha rivelato non solo la presenza di una fitta trama di testimonianze dell’assetto medioevale della zona ma anche gli elementi necessari per la ricostruzione di un edificio monastico dalla tipologia fortemente analoga a quella delle cosiddette grange.
La zona che ci ha interessato particolarmente comprende quel gruppo di edifici che affacciano da un lato su Via Cavour e dall’altro su quell’area quadrangolare, abbastanza vasta e sistemata ad orti, che rappresenta il nucleo centrale della zona da noi considerata, Prendendo le mosse da Piazza dell’Ospizio e imboccata Via Cavour in direzione dell’incrocio con Via di Torri di Porta Sanguinaria è possibile notare su entrambi i lati della strada, le condizioni estremamente rimaneggiate degli edifici che specie per quanto riguarda le strutture esterne sono assai difficilmente leggibili. Lasciando da parte i rari e poco significativi inserti presenti nei primi edifici prospicienti il lato sinistro della strada, proseguiamo fino all’altezza della costruzione che oggi ospita un Gabinetto di Analisi e che insieme all’edificio adiacente rappresenta il nucleo principale sul quale abbiamo incentrato le nostre ricerche, se, infatti, all’esterno le facciate non offrono alcun elemento interessante, all’interno, invece, sono reperibili alcune strutture particolarmente significative.grangia(fig. 1)
Superato il corridoio che immette all’interno del laboratorio, la cui porta di accesso è aperta in fondo alla parete destra di detto corridoio, è possibile entrare nel cortile (fig. 1) sul quale si affacciano due edifici particolarmente interessanti per la presenza di inserti costruttivi medioevali che permettono di avanzare alcune ipotesi di ricostruzione,
Osservando la facciata prospiciente il cortile notiamo che arretrati rispetto alla facciata odierna di circa due metri sussistono una serie di elementi architettonici, archi e tratti di muratura, dai quali si può senz’altro ricostruire l’originale facciata.
Al piano terreno e quasi al centro della parete troviamo, in primo luogo, un arco a sesto pieno, in cui oggi inserita una porta a vetri, arretrato rispetto all’odierna facciata di m. 1,84 (mappa, A, fig. 3)grangia(mappa, A, fig. 3). Quest’arco, formato da blocchi ben squadrati di travertino locale e alto m. 2,47, largo m. 1,60 e dello Spessore di cm. 21, doveva, date le dimensioni, costituire certo una delle entrate dell’edificio d’origine in linea con quest’area e sempre al piano terreno troviamo un tratto di muratura di grosso spessore, ora intonacato (mappa, B), mentre al piano superiore è visibile, con lo stesso grado di arretramento rispetto alla facciata odierna e localizzato sul lato sinistro un arco a sesto acuto (mappa, C, fig. 2). Quest’ultimo, alto 2,55, largo m. 1,60 e dello Spessore di cm. 22, è anch’esso realizzato in conci di travertino locale ben squadrati e presenta al vertice una chiave di volta, senz’altro siamo di fronte all’ingresso del piano superiore al quale si accedeva per mezzo di una scala esterna, secondo un uso assai frequente nel Lazio e che conta esempi nella stessa Ferentino (10).
È possibile. di conseguenza, riconoscere qui un originale edificio medioevale che però non presenta, allo Stato attuale, peculiarità tali da poterne individuare l’originale destinazione,
Ben diverso è invece il caso delle Strutture Che prenderemo ora in esame e che sono State da noi individuate tanto nell’edificio fin qui esaminato. che ospita il Gabinetto delle Analisi. quanto nella costruzione adiacente che affaccia anch’essa, dal lato sud, sulla zona coltivata ad orti (fig. 4),grangia(fig. 4)
Sul lato occidentale del cortile ci troviamo di fronte al lato corto di un altro edificio che si estende in senso longitudinale verso ovest (fig. 1). Quest’edificio è composto da una serie di ambienti a pianta quadrangolare che nell’assetto odierno risultano inglobati in costruzioni diverse e adibiti ad usi differenti. Sempre dal cortile ed al piano terreno sono innanzitutto visibili le strutture di due grandi arcate a tutto sesto (fig. l): la prima (m. 3,67 di larghezza per m. 2,85 di altezza). più vicina alla porta del corridoio che immette nel cortile, completa nella struttura dell’estradosso, è oggi chiusa da una muratura posteriore nella quale si apre una grande porta finestra che immette nella sala principale del Gabinetto delle Analisi (mappa, D); della seconda arcata, invece, non rimangono che pochi resti dell’estradosso, peraltro del tutto inseriti nella muratura.
Al di là di queste due arcate e all’interno dell’attuale laboratorio è un ampio vano rettangolare (m. 8,80 x m. 450) la cui caratteristica peculiare. tutt’ora visibile, è rappresentata senz’altro dalla copertura costituita da due volte a crociera poggianti, agli angoli. Su mensole a piramide rovesciata e, a metà dei lati lunghi, su mensole più grandi caratterizzate dalia stessa forma geometrica dilatata (11).
La costruzione fin qui presa in esame continua verso ovest in un altro locale al quale, però, si accede da un ingresso situato nel cortile dell’edificio adiacente al Laboratorio. Sul lato orientale di questo cortile è visibile una grande arcata (mappa, E, fig. 5) grangia (fig. 5)molto simile a quelle precedentemente considerate: a sesto pieno, alta m. 2,46, larga m. 4.40 e di cm. 33 di spessore; è anch’essa formata da blocchi squadrati di travertino locale. Questo arcone, per più di metà inserito in una costruzione posteriore, appare oggi interrato fino alla mensola che sottolinea l’attacco dell’imposta dalla stessa mensola, sul lato destro, si sviluppa l’attacco di una volta a crociera (fig. 6)grangia (fig. 6) visibile solo in parte, poiché prosegue, al di là di una muratura a pietrame misto, in un piccolo locale adibito a cantina.
Nell’andito, al quale si accede e che attualmente risulta assai ridotto poiché in gran parte inglobato nella cantina ora citata, si apre un arco a sesto pieno (alto m. 2,10 e largo m. 1,54) di conci di travertino ben squadrati e chiuso da una porta di legno a doppio battente (fig. 7).)grangia (fig. 7)
Attraverso questa porta si accede al locale che per il suo straordinario stato di conservazione costituisce il nucleo centrale e più significativo della ricerca. Si tratta di un vasto vano di pianta quadrangolare di più di 9 metri per lato che oggi si presenta diviso in due piani da un tramezzo di travi lignee (mappa, F),
La parte certamente più interessante è di certo la copertura formata da quattro volte a crociera (fig. 8) grangia (fig. 8)poggianti al centro, su un alto pilastro quadrato, agli angoli e nei punti mediani delle pareti, su semplici mensole.
La fisionomia di questo locale non può non richiamare alla me. moria analoghe esperienze costruttive di Carattere monastico e, in particolare, l’esecuzione dei rari e semplici elementi decorativi sembra riflettere quel Carattere di linearità e funzionalità che più volte è Stato osservato come degli edifici attribuiti a maestranze cistercensi (12).
Osserviamo in primo luogo il pilastro che si trova al centro del locale: esso presenta, inferiormente, una base modanata ed ha l’imposta sottolineata da una cornice aggettante, gli spigoli sono smussati fino all’altezza della cornice ed il termine superiore dello smusso è definito da un motivo unghiato. In questo modo viene a realizzarsi una struttura elegante nonostante la semplicità della sua concezione che, di conseguenza, non può non essere riferita, come abbiamo detto, ad una ben precisa ideologia architettonica quale Si riscontra in tutti gli edifici cistercensi. Altrettanto potrebbe dirsi delle mensole che pur presentando forme geometriche estremamente semplificate (identiche a quelle del locale precedentemente descritto) rientrano nella logica costruttiva dell’insieme.
Di estremo interesse è anche risultata, ai fini della ricerca, l’indagine svolta al piano superiore dell’edificio. A questo piano si accede da una scala sul cortile, sostenuta in parte dalla grande arcata precedentemente descritta (fig. 5), che conduce ad un largo pianerottolo sul cui lato destro è visibile una delle facce, totalmente annerita, di un pilastro che aggetta dal muro 13 centimetri. Parte della faccia opposta del pilastro è visibile, seppure coperta dalla carta da parati, all’interno di uno degli appartamenti che hanno la porta d’ingresso sul pianerottolo. La forma del pilastro, largo cm. 63 ed alto m. 2,03, è molto simile a quella del pilastro del piano inferiore, dal quale Si differenzia solo per la mancanza dello smusso sugli spigoli e per le dimensioni leggermente ridotte
Sulla base delle misurazioni eseguite è necessario, inoltre, notare che il pilastro si trova non solo in asse con quello del piano inferiore ma anche al centro di un ambiente a pianta quadrangolare le cui pareti, di spessore assai elevato (che, tra l’altro, le differenzia dalle murature successive), coincidono, come evidente dalla mappa con quelle del locale sottostante.
Anche al primo piano sono presenti due ambienti a pianta rettangolare che Si trovano ai lati, in direzione est-ovest, del grande ambiente centrale quadrato. In questo modo l’impostazione dello spazio interno è identica per entrambi i piani Con la sola differenza delle coperture a volte a crociera e a travature lignee, rispettivamente al piano terra e al primo piano.
Per quanto riguarda l’esterno dell’edificio (sul quale non ci soffermiamo in questa sede) sono da considerare i numerosi inserti medioevali visibili nella parte alta della parete verso gli orti (fig. 4), i quali stabiliscono un interessante ma quasi inestricabile palinsesto murario, Di contro nel cortile, sempre nella parte alta della parete di questa costruzione, sono visibili i resti di una gronda di pietra Che presenta, sul bordo esterno. un solco modanato la cui tipologia è, perfettamente riconducibile ad analoghi esempi laziali certamente datati (13).
A questo punto della ricerca e sulla base delle considerazioni fin qui effettuate. possiamo affermare di aver individuato. nella zona a nord-ovest della chiesa di Santa Maria Maggiore, un edificio che, nonostante i rimaneggiamenti subiti nel corso dei secoli, presenta una pianta rettangolare orientata in senso est-ovest e una singolare arti. colazione spaziale, identica sui due livelli, che ad un grande vano quadrato centrale affianca due vani rettangolari più piccoli e ad esso collegati per il lato lungo. Una tale sequenza di ambienti che oltretutto presentano, al piano terreno, grandi aperture sull’esterno (figg. 1, 4, 7), è individuabile con frequenza nelle grange cistercensi che ci sono soprattutto note, come detto all’inizio, dagli insediamenti francesi.
La struttura architettonica del nostro edificio, unita alle testimonianze documentarie precedentemente citate, relative alla presenza di una grangia di Casamari a Ferentino, ci porta ad indicare nella costruzione fin qui esaminata un raro e significativo esempio di grangia urbana cistercense.
Ad ulteriore conforto di quest’ipotesi e alla conclusione di questa ricerca sarebbe opportuno fermare ancora la nostra attenzione su alcuni dati interessanti.
Assai calzante ci sembra, infatti, il parallelo con la grangia cistercense di Jouy (14). Tale costruzione, orientata in senso est-ovest, lunga m, 35 per 12 metri di larghezza, risale al primo quarto del tredicesimo secolo. Essa comprende tre ambienti a pianta quadrangolare coperti da volte a crociera poggianti al centro su una colonna con capitello unghiato e su mensole sulle pareti. Di conseguenza è innegabile l’estrema somiglianza di impianto della grangia di Jouy con la nostra di Ferentino che mostra anche ulteriori e puntuali analogie con altre grange francesi sia per quanto riguarda l’impianto plani. metrico-spaziale, comune a Jouy e Ferentino ma presente anche in altre grange sia per quanto riguarda gli elementi di scultura architettonica, I capitelli e le mensole della nostra grangia con le loro forme semplicemente definite da tagli geometrici essenziali non rappresentano, infatti, un fenomeno isolato ma trovano anch’essi un puntuale riscontro nella scultura architettonica tipica delle grange francesi (15), nelle quali anche l’uso del pilastro a sezione quadrangolare con angoli smussati è assai frequente (16).
Scultura architettonica e impianto spaziale cosi perfettamente riconducibili. come si è visto, all’area culturale cistercense non possono non qualificare la costruzione da noi individuata quale significativo esempio di grangia urbana ferentinate, A sottolineare ulteriormente lo stretto legame del nostro edificio con l’attività dei monaci di San Bernardo, interviene anche un importante dato, emerso dall’analisi delle misurazioni effettuate , che porterebbe a ravvisare la volontà di proporre il modulo costruttivo tipico dell’architettura Cistercense che basa sulla semplice ritmica scansione del modulo « ad quadratum » la sua ideologia costruttiva.
Non a Caso a Ferentino, come nei numerosi esempi francesi, il tema della ripetizione del quadrato di base nel quale si inseriscono, proporzionalmente ridotti e ripetendosi anch’essi, un numero costante di quadrati minori. si pone quale elemento determinante per l’impostazione dello spazio interno,
CRISTINA D’ADAMO
GIOVANNA LUCCI
FRANCESCA POMARICI
ANNA MARIA D’ACHILLE
TIZIANA IAZEOLLA
(1) M. RIGHETTI TOSTI-CROCE, S. Maria Maggiore, l’architettura ï proposte per una rilettura critica, in Storia della città D, 15/16, 1980. pp. 125-130.
(2) E. SCACCIA SCARAFONI, L’abbazia di Casamari in un’inedita descrizione del 1364, in Bollettino di storia e arte del Lazio Meridionale I. 1963, pp. 7 ss.
(3) P. JANAUSCHEK, Originum Cistercensium, T. I, Vindombonae. 1877, p. LI.
(4) Cfr. in particolare per un’esauriente disamina delle cronache ferentinati G, BATTELLI, Le fonti per la storia di Ferentino nel medioevo, in «Storia della città», 15/16, 1980, pp. 9-16.
(5) Cfr. M. ALIBERT, L’architecture cisiercienne en France. ‘Paris,. 1947. pp. 159-171 ; A. DIMIER. Granges, cellLers, et batiments d’exploitation cistereieni in Archeologia», l.xv. 1973 pp. 52-73; M. DAVID ROY, Les stiques en France aux XII et XIII siecles. in « Archeologia 52,62.
(6) CH HIGOUNET, La grange de Vaulerent. structure et exploitatlon d’un terri, toir cistercien de la plaine de France. Paris 1968.
(7) Cfr. Appendice I.
(8) Cfr. Taeola II. 2 e 3,
(9) Cfr. Tavola 1.
(10) AA, VV. Lazio medioevale (33 abitati delle antiche diocesi di Alatri. Anagni. Ferentino, Veroli) Roma 1980, pp. 158-159,
(11) Attualmente questo locale, totalmente rintonacato, Stato suddiviso in vari ambienti.
(12) La peculiarità e Stesso tempo funzionalità delle realizzazioni architettoniche attribuibili a maestranze Cistercensi è stata più volte indagata dalla critica, Con una particolare attenzione alla scultura architettonica per quanto riguarda la relativa bibliografia e numerosi contributi nuovi rimandiamo al fascicolo della rivista Storia della città già più volte citato.
(13) Un puntuale riscontro indicato. ad esempio. dalla gronda presente nella chiesa di Santa Maria in Vescovio.
(14) M. DAVID ROY, Les Granges monastiques, in “Archeologia”, 58,1973 pp 53-62; A. DIMIER, Granges celliers et batiments d’ exploitation cisterciens, in Archeologia E, 665- 1973. pag. 58.
(15) Mensole a piramide rovesciata sono invisibili, ad esempio, nel cellier di Dijon e nella forge dell’Abbazia di Fontenay,
(16) Tipico esempio dell’uso di tale pilastro, è stupendamente Visibile nelle grange di Saint Lazare di Beauvars e, in quella di Vaulenent.